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La lettrice (o Clara), di Federico Faruffini
operaclick-servizi.com/
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Rivolta! Ribellione, contro il conformismo piccolo borghese, contro il (presunto) buon senso come metro di giudizio della realtà che si traduce in chiusura al nuovo, in conservazione dello status quo, in immobilismo prima di tutto intellettuale. Contro tutto questo nella seconda metà dell’Ottocento, prima a Milano per poi diffondersi in tutto il Paese, nasce quel movimento che verrà poi definito della Scapigliatura.
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Cantante a spasso, di Medardo Rosso
http://milano.virgilio.it/foto/scapigliatura_mostra_palazzo_reale.html,zoom=1063.html
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Il termine deriva da una traduzione della bohème francese che a sua volta definisce la “vita da zingari”, ovvero il rifiuto della normalità, della linearità, del consueto, dell’allineamento. Con tutto quanto ne consegue in termini di dissolutezza che gli scapigliati finiranno col pagare vivendo brevemente e non certo tra gli agi. Ma ogni rivolta ha i suoi prezzi e come, decenni dopo, altri affermeranno, “meglio un giorno da leoni che cento da pecora”.
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Coppia danzante, di Luigi Conconi
http://milano.virgilio.it/foto/scapigliatura_mostra_palazzo_reale.html,zoom=1060.html
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Ribelli, anticonformisti ovvero, in altro termine, maledetti. Un fermento intellettuale ma dai grandi risvolti sociopolitici nel senso di un capovolgimento ideologico, artistico e di costume. Uno spezzar le forme, negavano il valore tradizionale della bellezza affermando una realtà contraddittoria in continua trasformazione. In pittura questo significava rottura della figuratività tradizionale e rifiuto dello stile accademico.
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Giovinetta inglese, di Daniele Ranzoni
http://milano.virgilio.it/foto/scapigliatura_mostra_palazzo_reale.html,zoom=1066.html
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Rappresentarono ritratti, interni, paesaggi cittadini evidenziando l’aspetto esistenziale, l’inquietudine, i dubbi dell’uomo alla ricerca di sé. Pennellate guizzanti, sfrangiate, nebulose, immagini quasi senza contorni per esaltare il frammentario, il provvisorio, l’instabile.
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Gli amanti. Ma che bella romanza!, di Virgilio Ripari
http://milano.virgilio.it/foto/scapigliatura_mostra_palazzo_reale.html,zoom=1064.html
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Poeti ed artisti maledetti, per rifiutare il consueto vissero esistenze dissipate, dissolute, tra droga e assenzio, tra miserie ricercate e autodistruzione ma, usciti di scena, lasciarono il segno. A favore dei posteri, delle generazioni che vennero dopo la loro morte. Contribuirono, rappresentandola, al cambiamento in atto della società che sempre più andava industrializzandosi, sempre più tendeva verso un mondo moderno.
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La pleureuse, di Giuseppe Grandi
www.artsblog.it/
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La grande mostra milanese di palazzo Reale (che oggi chiude i battenti), nell’avvicinarmi a quegli artisti che furono poeti, ancorchè maledetti, è stata occasione per ribadire alcuni concetti che sono base della mia esistenza. Che pure considero ribelle, scarsamente allineata, volutamente fuori dal coro. Anche se, forse, definibile moderatamente ribelle, modestamente ribelle poiché molte regole le ho accettate. Poiché se ritengo a mia volta necessario controbattere al consueto, all’immobilismo, alla conservazione, all’ingiustizia delle disparità, all’allineamento a ciò che costituisce gratuito privilegio, contemporaneamente rifuggo, rifiuto che questo debba trasformarsi in avanguardia destinata all’isolamento in vita, all’emarginazione, alla distruzione fisica.
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La visita al collegio, di Tranquillo Cremona
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La rivolta, la ribellione, la resistenza è qui, nel mio e nel nostro oggi, nella quotidianità del presente, nel vivere giorno per giorno, possibilmente al meglio, liberi, lottando e rifiutando tutte le ingiustizie, opponendosi ai Berlussolini, ai Bossi, ai Maroni, ai Brunettoli ma anche a tutti i finti progressisti che ancora una volta, come sempre nella Storia, raggiunte posizioni di potere, tentano di imporre una società della conservazione dei privilegi e del dominio dei pochi sui molti. Scapigliati? Sì, ma non serve l’esser morti. Più che dolorosi ribelli, meglio essere indomiti resistenti.
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Paolo e Francesca, di Gaetano Previati
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L'isola dei sogni, olio su tela, di Davide Nunziante
antonionunziante.forumattivo.com/
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Il territorio della penisola frana,
periodicamente, puntualmente,
con l'arrivo delle grandi piogge.
Non sono state mai previste
barriere per impedirlo.
Come i marinai del Bounty
potremmo ammutinarci e
trovare un'isola del Pacifico
dove fermarci.
Potremmo chiamarla
"Isola dei Gonzi"...
Diventerebbe il nostro
paradiso di sabbia, sole
e mare.
Ma siamo su una piccola
barca alla deriva nell'immensità
di un caotico oceano e non
potremo mai raggiungerla.
Dovremo solo sognarla
senza la reale vista rasserenante
della barriera corallina.
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L'isola che non c'è, olio su tela, di Claudio Filippone
http://www.claudiofilippone.com/Opere/Grande.asp?Id=23
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Museo dei Pupi, Castello Svevo di Randazzo, ottobre 2007
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Il 20 novembre ricorre il ventennale dalla morte di Leonardo Sciascia e ricorre anche il trentennale del suo ingresso nel Parlamento italiano con i radicali, avendo optato per la Camera dei Deputati anziché per l’aula del Parlamento Europeo, dove era pure stato eletto. Era il mese di settembre, il 24 per la precisione, e nel mese di maggio dello stesso anno, così motivava la sua scelta (quella di candidarsi con il P.R.): “vado a guastare i giochi”.
Pochi in verità i suoi interventi, undici in tutto, con in più la Relazione di monoranza della “Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage e l’assassinio di via Fani, il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro, la strategia e gli obiettivi perseguiti dai terroristi”.
Gli argomenti non potevano che essere i casi di cronaca riguardanti episodi mafiosi o/e di “etica politica”. Il suo aderire ai partiti politici, al fare politica, derivava da un suo bisogno etico: “Qualcuno dirà che questa è la mia confusione o il mio errore: voler scambiare la politica con l’etica” (Tuttolibri-La Stampa 1979). Perché della politica (ed a ragione), non aveva un’alta opinione, era, a suo dire attività mediocre, fatta da uomini mediocri. Fine ultimo della politica spesso in Italia si è infatti rivelato essere il “particulare” di guicciardiana memoria, aggiungo io. Fu in questo contesto infatti che scrisse la frase del “contraddisse e si contraddisse” come auspicabile epigrafe sulla sua vita.
Le analisi politiche dei suoi scritti sono comunque attualissime e ce ne dà dimostrazione il bellissimo libro di Andrea Cammilleri. “Un onorevole siciliano” – le interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia. Bompiani editore. Con una fava due piccioni, è il caso di dire e sottoscrivere: gli interventi dello scrittore racalmutese e le osservazioni dello scrittore empedoclino, che di meno non sono! Prima dell’esperienza con i radicali, Sciascia aveva da indipendente aderito alle liste del PCI, e non perché fosse comunista, ma perché come aveva dichiarato Vitaliano Brancati, per essere veramente liberali, in Sicilia, bisogna essere almeno comunisti. Ne ho avuta esperienza diretta: ho partecipato ai movimenti giovanili e studenteschi, facendo parte della FGCI, propagine giovanile del PCI, mentre in altre parti di Italia si contestava (e giustamente) il centralismo democratico dello stesso partito come impedimento ad una partecipazione reale dei giovani alle scelte politiche.
Chi ha letto i suoi libri ed in particolare il Contesto, Todo modo o l’Affaire Moro, non troverà nulla di nuovo, perché il Sciascia scrittore non si allontana di una virgola dal Sciascia politico.
Ed è una voce, come quasi sempre, fuori dal coro quando parla di Moro, di cui non nutre simpatia alcuna, un uomo pragmatico, per cui esistono le mediazione e la trattativa perenne. Ed è strano come Moro venga eliminato proprio per la mancanza della messa in atto delle sue doti più riconosciute!
Vien fuori dai suoi interventi, la costante preoccupazione della salvaguardia dei valori e dei principi delle libertà individuali. Contro l’inutilità di qualsiasi legge speciale, di leggi speciali contro il terrorismo, abbiamo visto a cosa hanno portato le leggi sul terrorismo americano: gli orrori di Guantanamo e quelle sul terrorismo in Italia: gli obbrobri dei fatti del G8 a Genova, scuola Diaz e caserma di Bolzaneto. “Voglio insomma dire che non di leggi speciali, di poteri più vasti e arbitrari, la polizia ha bisogno; ma di una buona istruzione, di un addestramento accurato, di una direzione intelligente, soprattutto.” Questo, potrebbe essere ripetuto oggi, che tanto parlare si fa intorno alla sicurezza ed alle Ronde! Ed ancora le sue osservazioni su Cossiga, Ministro degli Interni, durante il caso Moro, presidente del Consiglio prima e della Repubblica dopo.
La finalità della sua azione politica, in fin dei conti mirava a far nascere una opposizione nel Paese, una coscienza d’opposizione, perché “comunisti e democristiani sono due immagini riflesse, specchi gli uni degli altri”. E quanto, ancora è attuale questa osservazione se riferita a certe scelte scellerate condivise oggi dal centro destra e dal centro sinistra? Spesso e lo dico a malincuore, oggi si creano maggioranze palesi e trasversali che hanno lo scopo di annientare l’idea stessa del Diritto!
Si parla oggi della riforma della giustizia, già della giustizia, che non è mai stata celere “ma affermare che arrivando dopo una dozzina di anni può significare ancora giustizia, vuol dire avere smarrito il senso della realtà” (seduta del 23 gennaio 1980-sulle misure urgenti per la tutela dell’ordine democratico e della sicurezza pubblica). Ed ancora in altre interpellanze, lucidamente definisce cosa è la mafia, “una associazione a delinquere, con fini di illecito, arricchimento per i propri associati, che si poneva come intermediazione parassitaria imposta con mezzi di violenza fra la proprietà ed il lavoro, tra la produzione ed il consumo, tra il cittadino e lo Stato” e come si combatte? Con il controllo sugli illeciti arricchimenti, ad iniziare dai parlamentari, alle assemblee regionali e nei consigli comunali e non trascurando certi funzionari ed ufficiali preposti allo scopo. Non è stato per questo che è stato ucciso Pio La Torre? E qui mi piace terminare, tacendo sulla seconda parte del libro, quello relativo al caso Moro; si potrebbe dire che quella è un’altra storia?
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Museo dei Pupi, Castello Svevo di Randazzo, ottobre 2007
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Stanno sicuramente girando a pieno regime. Le rotative. Per arrivare in tempo, forse col fiato in gola, a giovedi 26 novembre, ore 18.30. Al Museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna, in piazza I Maggio, in pieno centro cittadino a Pescara, due passi dalla riva del mare. Al Festival delle letterature dell’Abruzzo, 7^ edizione, salirà sul palco Massimo Avenali per presentare l’antologia appunto fresca di stampa per i tipi della Noubs edizioni. “Limiti acque sicure”, 22 racconti per altrettanti autori e, tra questi, “Particelle bianche, impalpabili, invisibili, provenienti dai cieli dell’est”. Scritto ad inizio 2005 su invito dei webmaster di un sito, www.ozoz.it, da allora ibernato nei meandri del web, visibile a non più di venti naviganti. Massimo ci ha creduto, mi ha proposto di seguirlo alla ricerca di un nuovo editore ed ora finalmente quel racconto vedrà la luce. Modificato. Perdendo parte del suo significato per adattarsi alle regole fissate dall’editore. Che paga e investe per cui ha sempre ragione. Con rammarico, da parte mia. Ma intanto il racconto non resta relegato nel cassetto segreto del web e, un giorno, se così il destino e la mia forza di volontà vorranno, recupererò le parti omesse ed il pieno significato originale. Che comunque nella sostanza, anche edulcorato, resta: badi l’uomo se, nella rincorsa a bisogni consumistici senza limiti, ha l’arroganza di sfidare la natura, di dilettarsi con il drago ingovernabile dell’energia nucleare, Chernobyl docet. Non sarà facile, per me, andare a Pescara, oltre 5 ore di viaggio lungo la ferrovia, dalla verde pianura dove s’erge il cilindro argenteo della centrale nucleare di Caorso fino ad un lungo tratto di costa adriatica ad ammirare l’azzurro mare. Azzurro. Semprechè, naturalmente, non affondi qualche petroliera tingendo l’acque d’oleosa melma nerastra. Con tanti saluti all’azzurro e al limite acque sicure.
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Vento di primavera, olio su tela, di Carmelo Raniolo
www.arsvalue.com/webapp/
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Disse, che bello averti incontrata. Mesi e mesi ad ascoltare, a conversare, consapevole dell’importanza di quel periodo. Nessun incontro, a sentir quei tali filosofi antichi di nuove ere, avviene per caso, semplicemente giunge il momento giusto nel quale il cammino si incrocia con chi in quel momento, proprio in quel momento, giusto in quel momento e non in un altro, può darci quel qualcosa di cui s’avverte necessità. Sesso. Amore. Conforto. Forse semplicemente speranza. Di tutto o anche solo frammenti, polvere di reciprocità. Dipende. Dal bisogno. Qualcuno crede siano angeli custodi che, invisibili nell’ombra, si arrabattano per cercare la persona giusta, adatta a quel bisogno, allineata a quel momento, per far sì che i due cammini si incrocino. Altri ritengono sia semplicemente madama
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Rising fog, oil on canvas, by Allison J Smith
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La chaise del l'atelier di Jean Rustin
www.teknemedia.net/
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hanno dato in pegno
la nostra bocca
il nostro seno e i nostri denti
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masticazione di capezzoli
a svenare l'aria.
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un elegante mascalzone
affamato delle nostre sopravvivenze.
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![]() Kept in school, di George Dunlop Leslie
http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=273 |
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Per tutti
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* La mano di Fatima *
di Ildefonso Falcones
(Ed. Longanesi, trad. di Nanda di Girolamo, pp. 918, euro 22,00)
1568. Nei villaggi delle Alpujarras è esploso il grido della ribellione. Stanchi di ingiustizie e umiliazioni, i moriscos si battono contro i cristiani che li hanno costretti alla conversione. Tra i rivoltosi musulmani spicca un ragazzo dagli occhi incredibilmente azzurri, Hernando. Nato da un vile atto di brutalità - la madre morisca fu stuprata da un prete cristiano - , il giovane dal sangue misto subisce il rifiuto della sua gente. La rivolta diventa una grande occasione di riscatto: grazie alla sua generosità e al coraggio, conquista la stima di compagni più o meno potenti. Ma c'è anche chi, mosso dall'invidia, trama contro di lui. Nell'inferno degli scontri conosce Fatima, una ragazzina dagli occhi a mandorla con un neonato in braccio, e deve fare di tutto per impedire al patrigno di sottrargliela. Inizia così la lunga storia d'amore tra Fatima ed Hernando, ostacolata da mille traversie. Con l'immagine della mamma bambina impressa nella memoria, Hernando continuerà a lottare per il proprio destino e quello del suo popolo. Anche quando si affaccerà nella sua vita la giovane cattolica Isabel.
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* Il club dei desideri impossibili *
di Alberto Torres Blandina
(Ed. Guanda, trad. di Silvia Sichel, pp. 192, euro 15,00)
In un aeroporto si incrociano ogni giorno i destini di tantissime persone che arrivano cariche di bagagli e di esperienze. Salvador Fuensanta fa lo spazzino lì da tutta la vita, ma forse non è quello il suo vero lavoro. Salvador in realtà è un moderno cantastorie, che si avvicina ai passeggeri in attesa di imbarco e a ognuno regala una storia. Che siano vere o meno ha poca importanza perché, in fondo, è proprio in aeroporto che si può sognare di essere chi si vuole e la realtà appare soltanto come una delle opzioni. Un romanzo in cui i passeggeri diventano ascoltatori, depositari di storie, mentre i lettori stessi si trasformano in passeggeri.
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* Digestione del personale *
di Paolo Cacciolati
(Ed. Tea, pp. 240, euro 12,00)
Giacca, cravatta e PowerPoint. Mirco Michichi è il consulente aziendale perfetto, quello che ha le conoscenze e gli agganci giusti, quello che ti fa avere i fondi per i corsi di formazione, quello che usa tutte le paroline magiche (mission e vision, competitors e challenge). Lavora con le parole come con le persone: le une e le altre sono semplici strumenti. Mirco Michichi sa come generare entusiasmo nella rete vendita, mentre si prepara a indicare le teste da tagliare. Le sue nevrosi non lo intralciano più di tanto, le sfoga lontano dalle sale riunioni, magari nelle stradine che costeggiano la tangenziale. L'importante è andare avanti, fare soldi, ottimizzare tempo ed energie: questo è il credo di Mirco Michichi. Fino a che un giorno un delitto cambia tutto.
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![]() Alberto De Bettin di Milano
pittore fumettista" dal 14 al 29 novembre La Spadarina, strada Agazzana 14, Piacenza |
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Per gli appassionati del genere "Cultura"
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* Alfabeto Sciascia *
di Matteo Collura
(Ed. Longanesi, pp. 192, euro 15,00)
"Alfabeto eretico": così s'intitolava questo stesso libro pubblicato nel 2002. Se è vero che a vent'anni dalla morte di Leonardo Sciascia si è fatta più acuta la necessità di "averlo tra noi", già nel titolo ora si sente il bisogno di richiamarne il nome. Anche perché, oggi ancora più di ieri, il nome Sciascia è sinonimo di eresia. America, Amicizia, Fascismo, Gattopardo, Giustizia, Lavoro, Mafia, Manzoni, Moro, Parigi: sono alcune delle "voci" che compongono questo alfabeto suggerito a Matteo Collura, biografo di Sciascia, non soltanto dalle opere dell'autore del "Giorno della civetta", ma dalla sua vita privata e pubblica. Il bisogno di verità e giustizia, per lui nato in una terra affamata di verità e giustizia, ne permeò l'universo creativo, l'impegno civile, rendendolo testimone scomodo, libero e perciò "eretico", del suo e del nostro tempo. Una voce che sorprende - amaramente - per la sua attualità e che contemporaneamente racconta un'Italia che non va dimenticata.
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Per gli appassionati del genere "Attualità"
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* La guerra della rosa *
di Piero Ottone
(Ed. Longanesi, pp. 208, euro 12,00)
Edizione aggiornata della "Guerra della rosa", pubblicato nel 1990. Sono trascorsi quasi vent'anni e la Fininvest viene condannata a un risarcimento senza precedenti a favore di Carlo De Benedetti, per corruzione di giudici. La Fininvest di Berlusconi si trova al centro di uno scandalo in cui la proprietà stessa della Mondadori viene messa in discussione. Un processo che mette fine alla guerra della rosa (dal simbolo della casa editrice), o che apre la strada a nuovi capovolgimenti? Lo sguardo di un testimone oculare ripercorre tutta la storia, i prodromi della battaglia e lo scontro frontale dalla fine degli anni Ottanta a oggi. Ottone fornisce una panoramica chiara ed esaustiva della faccenda Mondadori, alla luce dello stato preoccupante del mondo dell'informazione in Italia.
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![]() Mirko e Omar Luzietti di Torino
sculture" dal 14 al 29 novembre La Spadarina, strada Agazzana 14, Piacenza |
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Per gli appassionati dei generi "Fantasy e Fantascienza" e "Ragazzi"
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* La trilogia di Bartimeus *
di Jonathan Stroud
(Ed. Salani, trad. di Riccardo Cravero, pp. 1152, euro 20,00)
In un unico volume la trilogia completa di un maestro della fantasy mondiale che comprende "L'amuleto di Samarcanda", "L'occhio del Golem" e "La porta di Tolomeo". Il millenario jinn Bartimeus viene improvvisamente richiamato dal mondo degli spiriti ed evocato a Londra. La sua missione è tra le più difficili e pericolose: rubare il prezioso Amuleto di Samarcanda a Simon Lovelace, mago senza scrupoli e membro del Parlamento. Ma il vero problema è che a chiamarlo è stato un ragazzetto di dodici anni, che non sembra affatto in grado di governarlo. Jonathan Stroud crea una Londra alternativa, in cui si mescolano atmosfere dickensiane e personaggi da mille e una notte. Un mondo apparentemente molto diverso dal nostro, ma agitato dagli stessi intrighi e dalle stesse brame, prima tra tutte quella per il potere. Ricercato, ricco di suspense, sapientemente costruito e divertentissimo.
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Per gli appassionati del genere "Graphic novel"
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* Che animale sei? *
di Paola Mastrocola
(Ed. Guanda, ill. di Alberto Rebori, pp. 128, euro 16,00)
"Che animale sei?" è il graphic novel tratto dall'omonimo libro di Paola Mastrocola e dal film prodotto da Rai fiction per la regia di Michel Fuzellier. Che cosa succede a una paperella che appena nata rotola giù dal camion che la stava trasportando? Succede che non sappia più chi è e scambi la propria mamma per una pantofola di pelo. Se poi però continua a incontrare qualcuno che le chiede "Che animale sei?" e lei non sa rispondere, qualche domanda inevitabilmente deve farsela. Perché se uno non sa chi è e nessuno glielo dice, la vita diventa parecchio complicata.
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![]() Mario Micheletti di Cremona
pittore fiabesco" dal 14 al 29 novembre La Spadarina, strada Agazzana 14, Piacenza |
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Per gli appassionati dei generi "Storico" e "Avventura"
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* Il tempio e la corona *
di Katherine Kurtz e Deborah T. Harris
(Ed. Nord, trad. di Gianluigi Zuddas, pp. 512, euro 19,00)
Scozia, 1306. Robert Bruce è appena stato incoronato re sulla Pietra del Destino, il trono mistico che legittima il potere monarchico, grazie all'aiuto di Arnault de Saint-Clair e del giovane Torquil Lennox. L'Inghilterra però, guidata da Edoardo Plantageneto sembra decisa a sottomettere la Scozia e le prime vittorie per gli anglosassoni non tardano ad arrivare. Intanto in Francia una setta oscura trama contro i Templari per impossessarsi della Pietra mentre Filippo il Bello e il papa si sono alleati per limitare il potere dei cavalieri, sempre più influenti. Arnault de Saint-Clair è l'unico a poter salvare l'Ordine e la Scozia dalla rovina, ma per farlo dovrà recuperare la sacra reliquia e arrivare a suo rischio e pericolo fino a Gerusalemme.
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* Imperium solis *
di Mario Farneti
(Ed. Nord, pp. 464, euro 18,60)
363 d.C. Sulle orme di Alessandro Magno, il giovane imperatore Giuliano intende partire alla conquista dell'estremo Oriente e dell'estremo Occidente. La leggenda vuole infatti che un esploratore, mandato da Alessandro oltre le colonne d'Ercole, avesse raccontato di un'isola fertile oltre ogni immaginazione. Convinto che non si tratti di un mito, Giuliano decide di recarsi in Persia. Ma in sogno l'eroe troiano Ettore gli annuncia la morte per mano di un traditore e l'usurpazione del trono da parte di nuovi popoli. Giuliano ha solamente un modo per salvare l'impero: fingersi morto, e fuggire al di là del mare, in attesa di riconquistare Roma.
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![]() Simona Rovesti di Reggio Emilia
pittrice figurativa" dal 14 al 29 novembre La Spadarina, strada Agazzana 14, Piacenza |
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Per gli appassionati del genere "Montagna"
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* La montagna a modo mio *
di Reinhold Messner
(Ed. Corbaccio, trad. di Valeria Montagna, pp. 370, euro 19,60)
Reinhold Messner e il suo pensiero sull'alpinismo. Interviste, resoconti, articoli e reportage si intrecciano con le testimonianze e le parole di Messner stesso che si mette a nudo in queste pagine. Cosa c'è dietro l'alpinismo? I temi più profondi del partire e del tornare, della ricerca interiore finalizzata alla realizzazione personale, stanno alla base di tutti i suoi grandi successi, dai primi tentativi al ciclo degli ottomila, dal monte Everest senza ossigeno fino alla fondazione di musei. Ma oltre a tutto questo si scopre anche il dolore per la morte del fratello e le polemiche che ne sono seguite. La vita straordinaria di un idealista che è diventato l'alpinista più famoso della nostra epoca.
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Per gli amanti dei piaceri della vita
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* La pasta fresca e ripiena. Tecniche, ricette e storia di un'arte antica *
di Roberta Schira
(Ed. Ponte alle Grazie, pp. 352, euro 16,80)
Fra tutti i territori della gastronomia italiana, quello della pasta fresca e ripiena - di produzione principalmente artigianale e casalinga - è probabilmente il più vasto, composito, stratificato e difficile da raffigurare. L'alimento che è tra i simboli e le bandiere della nostra cultura della tavola conta infatti tante tipologie, varietà, declinazioni quante sono le regioni, le zone, le città, i quartieri e persino le famiglie che si vantano di esserne le sole, orgogliose depositarie. Roberta Schira si è sobbarcata l'arduo compito di tentare una prima codifica sistematica di tutti i formati di pasta fresca e ripiena d'Italia, offrendocene duecentocinquanta ricette tradizionali e guidandoci alla scoperta delle sue origini antiche e affascinanti, in un viaggio antropologico attraverso la storia, la geografia e, naturalmente, ingredienti, tecniche e segreti di preparazione.
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Edward Hopper
www.veraclasse.it/.../
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Per anni sono stata custodita in una campana di vetro. Per anni ho tenuto stretto nel pugno della mano destra un brandello di pelle rossa. Mi rendo perfettamente conto che c'era qualcosa in me che all'epoca non andava bene. Vivevo in un albergo alla periferia di Pensiero, una città allungata sul mare che aveva alle spalle una catena montuosa che scendeva a picco sulla strada di Pinta. Eravamo in tredici nell'albergo; sette ospiti e cinque inservienti. Io ero la tredicesima e passavo la mia giornata a guardare quella massa di carne umana che alitava sui vetri della mia campana. Dal davanzale della finestra dove avevano scavato le fondamenta della mia sferica casetta, potevo contemplare un mondo trasparente come l'acqua mentre il tempo volava insieme al bianco che invadeva il cielo. Il mio occhio quadrato aveva avversione per tutto quello che riusciva a immaginare di un mondo in cui il buio era solo emanazione mentale. Spesso dovevo chiudere gli occhi per ricordare il colore dell'oscurità, quel colore fisico e freddo che bramavo in quei momenti di sole accecante e di labbra invadenti. Odiavo il fiato dei sette che variava di numero a seconda del periodo dell'anno. Mi consideravo comunque una donna felice. Quanta pena per quei corpi sudati. L'orrore mi prendeva solo a pensare alla puzza che poteva infiltrarsi da una crepa sul vetro. Involontariamente di tanto in tanto il mare succhiava ossessivo aspettando di prendere ancora il corpo di una vittima perfetta. Ma non sempre c'erano vittime perfette da risucchiare. Nella maggioranza dei casi alla reception venivano accolte prenotazioni di persone banali che il mare risputava a riva e fu una di queste che raccolse un martello e colpì duramente la campana che mi aveva custodita da anni.
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Non potete neppure immaginare cosa avvenne quando assaggiai il sale che si diffondeva nell'aria. Mi librai nella mente e scappai. Sembravo una nuvola. Sembravo un soffio di vento. Mi fermai sulla strada allungata del non senso. Vidi un'insegna annerita dal fumo e lessi "Valigeria Ricordi". Scesi in picchiata e atterrai in un pugno di sabbia. La mia mano destra finalmente si aprì e potei osservare quel grumo di pelle. Sapevo benissimo cosa dovevo fare. Entrai per comprare due valigie. Il commesso mi squadrò dalla testa ai piedi quando chiesi una valigia di morbida pelle rossa. Sulla forma potevo accordarmi ma non volli sentire ragioni sul colore e sul materiale. Seppi così che la pelle era stata abolita e anche il rosso era un colore proibito. Mi diressi veloce verso una porta in fondo al negozio e l'aprii con violenza. Riconobbi tutte le mie valigie. Erano lì da troppo tempo. Quante lacrime persi quel giorno. No, non ero più una donna felice. Presi il mio bagaglio e volai fino alla stazione. Il primo uomo che incontrai aveva occhi di fiamma e non mi parve il caso di lasciarlo vagare tra un vagone e l'altro. Così lo sistemai per bene dentro la più piccola e l'abbandonai sul marciapiede. Ora sono qui che guardo dall'alto tutto quello che succede. Non so bene da dove sia spuntata fuori la falce che ho al braccio sinistro e non so chi mi ha messo addosso quest'abito lungo e nero. So che nessuno mi ha sostituito in tutti questi anni e ho tanto lavoro da sbrigare. Devo raccogliere le mie forze e le mie valigie. So molto bene che il vuoto non sentirà la mia mancanza. Ero tornata ad essere come una farfalla immortale che vola di fiore in fiore, sempre a caccia di pollini nuovi. Spero solo di non incontrare di nuovo quel bambino che mi catturò e mi tenne prigioniera in una campana di vetro. Ora mi trovo sulla strada di Pinta, loro mi stanno aspettando e non basteranno queste valigie. Farò due viaggi.
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La valigia di cartone, di Antonio Tonelli
www.antoniotonelli.it/
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![]() Idolo moderno, di Umberto Boccioni
Futurismo: tensione verso il futuro e rimozione del passato www.galaadedizioni.com/ .
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Un libro pubblicato? Una storia d’emozioni, di sensazioni, di vicendevoli scambi di vissuto e di sentito. Una storia di mille e mille incontri. Così era stato con il primo libro poetico pargol del cor. Così s’annuncia sia con il secondo. Qualche tribolazione imprevista tra il finire dell’estate e l’affacciarsi dell’autunno. Era previsto per fine settembre ma la piccola casa editrice in forma cooperativa aveva annunciato la rottura dello scanner per riprodurre i disegni di Fabrizio ed Edoardo. Due settimane se n’erano andate via e sull’ultima pagina l’indicazione “finito di stampare nel mese di settembre duemilanove” è stata corretta indicando ottobre. Poi però s’è rotta la macchina in rilegatoria ed altre due settimane se ne sono andate con grande imbarazzo di PierAndrea, nuovo presidente della piccola editrice insistente in Val Padana a due passi dal Grande Placido Fiume.
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![]() La risata, di Umberto Boccioni
Futurismo: tensione verso il futuro e rimozione del passato thevalentino.it/blog/ |
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Ma finalmente lunedi scorso, 9 novembre, la segretaria ha telefonato per chiedermi se davo una mano, se avevo la macchina per andare a prendere l’opera pronta in legatoria visto che PierAndrea era impegnato (al seguito del coro del Teatro cittadino, in trasferta a Parigi). Intrecci di mille vicende, di storie e di leggende. Sbagliata dunque l’indicazione d’ultima pagina ma ormai poco importa.
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![]() Bambina che balla sul balcone, di Giacomo Balla
Futurismo: tensione verso il futuro e rimozione del passato roma.repubblica.it/ |
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Colori di favola han vestito la sensazione del maneggiare la prima copia, celestiale sottofondo musicale, vuoto sospeso dell’anima in attesa del futuro a seguire, del bagno d’emozioni che sarà. Intorno, una giornata bigia, leggermente piovosa, di quelle che ti mettono a disagio col tuo senso della vita. Libro bagnato libro fortunato? Più che altro se non ci badavo nel caricare il baule, rischio libro rovinato. Ma è andata bene. Ritornato al lavoro, quello ordinario, quello quotidiano, la prima copia per Fausto perché lo studi, ne percepisca a fondo il senso, se ne appropri: dovrà prepararne la rap-presentazione critica e martedi 17 ci troveremo a casa sua, con Augusto, Tiziana, non so Francesco, per programmare le nuove rap-presentazioni, gli incontri con la nostra gente.
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![]() Le Forze di una Strada, di Umberto Boccioni
Futurismo: tensione verso il futuro e rimozione del passato roma.repubblica.it/ |
“Pace, amore, ribellione”, oppure “Pace, amore, poesia e illusione”, sono i titoli che frullano nella mente. Ma quando presentarli? Niente musica, dicono Fausto e Carla, la prima deve essere tutta e solo letteraria. Di pomeriggio ma non di giovedi che i negozi son chiusi. Meglio mercoledi così la gente prima va per negozi poi deambula alla presentazione nel salone della casa editrice peraltro in zona pedonale e quindi da raggiungere appositamente. Ma ieri, in casa editrice, si osservava che la musica, le ballate popolari suonate con l’organetto diatonico di Francesco, son tutto un altro andare, fuori dal comune, fuori dal consueto e non sarebbe da trascurare il sabato come giornata.
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![]() Jeaune femme, de Jacques Villon
Futurismo: tensione verso il futuro e rimozione del passato roma.repubblica.it/ |
Fabrizio di suo non ha gradito che il disegno di quarta di copertina abbia un titolo diverso da quello che aveva immaginato. Intanto iersera, venerdi, Ferruccio mi ha chiamato tra i monti dell’appennino, su in ValVezzeno, a casa di Suzi. Spiovicchiava, c’era nebbia, una notte senza luna, una notte oscura e il faro anabbagliante sinistro della Nubira Chevrolet ha deciso di dare forfait. Nella strada stretta, con l’asfalto bagnato, viaggiando nella cornice delle piante dei boschi con quei rami protesi che parevan voler afferrare, ho temuto d’incrociare un’auto della Polizia in vena di comminar sanzioni. Invece è andata bene.
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![]() Cicilista, di Natalya Goncharova
Futurismo: tensione verso il futuro e rimozione del passato roma.repubblica.it/ |
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A casa di Suzi, con la stufa a legna, c’era Bruno. Nella vita fanno i figuranti nel castello di Gropparello, nel bosco annesso scene di fantasy quotidiano per la gioia dei bambini e il divertimento degli adulti d’accompagno. Ogni domenica, nel piazzale a fianco del cimitero, parcheggiano decine di caravan da cui scendono i bambini con i loro adulti d’accompagno e tuttinsieme s’incamminano verso il castello. Suzi e Bruno reciteranno ad una delle nuove rap-presentazioni. Sicuramente, d’ouverture, daran lettura de “Il lago al centro del bosco delle querce azzurre di Travo” poi del resto discuteremo. Di certo non mancherà "Fate nere, fate le streghe" e "Secolo buio 1600, nell'aria è nera peste, è morte nera".
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![]() I funerali dell'anarchico Galli, di Carlo Carrà
Futurismo: tensione verso il futuro e rimozione del passato roma.repubblica.it/ |
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Suzi ora ha copia del libro, compito affidato darne lettura, entrare nello spirito, discutere insieme cosa recitare. Bruno ha pensato di procurarsi un tabarro e un cappellaccio, pantaloni con bretelle e largo bianco camicione. A Ferruccio negato il libro, per lui sia una sorpresa, l’ho visto sbirciare con bramosia e curiosità quando Suzi l’ha appoggiato sul tavolo. Mi ha ricordato il mio io bambino col porcellino di cioccolato portato a casa dal babbo e da mangiare a Pasqua. Quel mio io bambino non aspettò, rubai quel porcellino e, nascosto sotto un mobile in sala, rapido scarto con tuffo nell’abbuffata di cioccolata. Ma oggi siamo adulti, quasi vecchi, Ferruccio s’è trattenuto. Un libro pubblicato? Storia d’emozioni, di incontri, di amorevoli comuni sensi.
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![]() Ricordi di una notte, di Luigi Russolo
Futurismo: tensione verso il futuro e rimozione del passato roma.repubblica.it/ |

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- Tu, mia Luna -
. nebbia nera sudario di una notte senza la luna . |
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Spegnerò i tuoi fuochi con una carezza
e poi con una parola levigherò la voce
per rendere velluto ai tuoi passi di cielo.
Avrò nuvole e neve per i tuoi inverni neri.
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E quando sarai bianca nelle sere stanche
che dalle stagioni di una gelida giovinezza
conducono alle malinconie dell'età matura
io dipingerò colori nuovi per le tue albe.
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Nasconderò i dolori e le lacrime, sarò nebbia
e veleno per i rovi che soffocano i frutti.
Altro ancora non accadrà che le nostalgie
del tempo ed il profumo del mare notturno.
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Danzerò le melodie e le ferite come un vento
che consuma le ansie con un filo di spada.
Lama assetata di te, sangue al crepuscolo.
Stella dispersa in una notte di pena uccisa.
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Tu, mia Luna.
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![]() Non avrebbe piu visto le mucche quando si fermavano a bere nella pozza d'acqua
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La bimba aveva i capelli castani, la pelle chiara e le lentiggini sul naso. A differenza delle sorelle, non era molto condiscendente e per questo sua madre la rimproverava spesso...
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A breve sarebbe stato San Martino, il patrono del paese, e come ogni anno, si sarebbe svolta la festa in piazza con la banda che arrivava da fuori. In quel piccolo paese di montagna, il giorno di San Martino non era solo festa, “Fàa Sàn Martín” voleva dire trasferirsi, e questo avveniva quasi sempre l'undici di novembre, perché si rinnovavano i contratti di affitto dei terreni dei contadini, lo stesso giorno in cui la chiesa ricorda San Martino.
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![]() Il pensiero che non avrebbe più sentito la voce del fiume passando sul ponte la tormentava
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Ogni anno, in quel giorno, in quel paese, diverse famiglie si trasferivano in altre parti d' Italia dove la vita era meno dura, questa volta sarebbe toccato alla famiglia della bambina “fàa Sàn Martin”.
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La bimba non voleva lasciare il paese, per lei non sarebbe stato un giorno di festa e non le sarebbe bastata la storia del Santo che tagliò il suo mantello per darne metà al poverello seminudo a consolarla. Ella, non accettava l'idea di non vedere le montagne al risveglio, di non attraversare il ruscello per andare a scuola e non sentirlo rumoreggiare quando era in piena.
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![]() Chissà se avrebbe fatto ancora quelle scalette per andare al paese
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Mancavano pochi giorni al trasloco ed erano giornate fredde e piovigginose, La bambina teneva il broncio, la mamma cercò di rassicurarla e di aiutarla a comprendere che a volte il lavoro e la famiglia inducono a scelte ardue, ma necessarie.
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In quella casa si attendeva l'estate di San Martino, perchè mai come quell'anno avevano sofferto tanto freddo.
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![]() San Martino, dalle cascine a monte si scende a valle... La bimba guardava tristemente le mucche scendere dagli alpeggi
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Classe di danza, di Edgard Degas
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Sono io la ballerina
schizzata in un angolo
dal pennello di Degas.
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Accasciata su quella sedia
mastico solitario dolore
in primo piano e in penombra.
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Più in là, nel freddo dell’azzurro
altre sorelle han ricevuto in dote
il volto soave dell’indifferenza:
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la mano del pittore sa bene
che non si accorgeranno mai di me
e che in eterno resterò in disparte
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avvolta nel rosso dello scialle.
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Pettirossi, di Laura
gioiosa.altervista.org/
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Giunge il risveglio del mattino
il sogno è rimasto sul bianco
del cuscino, affacciato alla
finestra ancora assonnato
osserva la nebbia scesa che
appanna la pianura estesa.
Offuscati sono i colori della
giornata attesa, giungono
felpati i primi rintocchi delle
campane, volano sopra i
tetti rossi tra il vapore dei
camini, spavaldi solitari
pettirossi. S'aprono tra
squarci di nuvole rosate
visioni di speranze
mai abbandonate.
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Verso un nuovo giorno, acrilico, di Vivianna De Santi
digilander.libero.it/.../
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![]() Sequoyah creator of the Cherokee syllabary, di Anonimo
http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=139 |
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Per tutti
* Tutta un'altra musica *
di Nick Hornby
(Ed. Guanda, trad. di Silvia Piraccini, pp. 322, euro 17,00)
Amore e musica. Crisi di coppia e blocco di creatività. Ritornano due dei temi più cari a Nick Hornby. Annie e Duncan, hanno passato la trentina e ormai la loro vita non sembra dover più cambiare. Vivono in una quieta cittadina inglese, non hanno figli anche se Annie comincia a sentire il ticchettio insistente dell'orologio biologico. Duncan invece ha una sola vera passione: il cantante chitarrista Tucker Crowe, scomparso dalle scene a metà degli anni '80, a cui ha dedicato un sito internet. La noia e la quotidianità sembrano dover continuare per sempre. Poi un misterioso disco inedito di Crowe arriva a Duncan. Questa è la scintilla che sbloccherà il meccanismo, portando i due a interrogarsi sugli alti e bassi di una vita e di un amore come tanti, finché non entrerà in scena il vero Tucker Crowe.
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![]() Matteo Lausetti di Grosseto
esposizione di quadri astratti" La Spadarina, strada Agazzana 14, Piacenza |
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Per gli appassionati del genere "Cultura"
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* Il mago di Lublino *
di Isaac Bashevis Singer
(Ed. Longanesi, trad. di Bruno Oddera, pp. 256, euro 18,60)
Nuova edizione, con introduzione di Alessandro Piperno, del celebre romanzo di Singer. Un grande mago, famoso per l'abilità nell'aprire serrature e lucchetti, è chiuso in una stanza. Non è l'ennesima dimostrazione di bravura, non è un trucco. Yasha è il Mago di Lublino, un uomo irrequieto, che oscilla tra tentazioni e moralità. Non riesce ad abbandonare la moglie per l'amante, non riesce a sfruttare le sue doti per scopi criminali, vive tormentato dai dubbi, tra cedimenti al piacere e pentimenti. Finché un giorno decide di farsi murare in casa, per espiare i suoi peccati, e diventa, nonostante tutto, un punto di riferimento per gli ebrei di tutta la Polonia. Un personaggio dalla mille sfaccettature, che deve percorrere tutti i gradi del desiderio prima di arrivare all'eccesso supremo: la perdita di sé in Dio.
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* Il sifone di Sartre. Un manuale di bricolage per l'appassionato di letteratura *
di Mark Crick
(Ed. Ponte alle Grazie, trad. di Francesco Bruno, pp. 142, euro 12,00)
Sfatiamo un mito: che gli intellettuali non siano capaci di piantare nemmeno un chiodo. In questi racconti i più grandi scrittori del mondo si rimboccano le maniche per spiegarci come svolgere tutti quei lavoretti necessari a una perfetta manutenzione della casa. Vedremo dunque, tra gli altri, un vecchio combattere con il mal di schiena e il dolore alle mani per stendere la carta da parati nel racconto di Hemingway, e l'esistenzialista eroe del brano di Sartre nauseato nello scoprire in un sifone otturato il riflesso della sua condizione esistenziale. Raffinato "esercizio di stile", questo divertissement letterario contiene racconti "alla maniera di": Ernst Hemingway, Emily Brontë, Milan Kundera, Elfriede Jelinek, Haruki Murakami, Fëdor Dostoevskij, Giulio Cesare, Marguerite Duras, Edgar Allan Poe, Hunter S. Thompson, Johann Wolfgang von Goethe, Samuel Beckett, Jean-Paul Sartre, Anais Nin.
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![]() Matteo Lausetti di Grosseto
creazione di gioielli" La Spadarina, strada Agazzana 14, Piacenza |
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Per gli appassionati del genere "Sentimenti"
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* La foresta dei girasoli *
di Torey L. Hayden
(Ed. Corbaccio, trad. di Lucia Corradini Caspani, pp. 396, euro 19,60)
Non c'è nessuno che Lesley adori più di sua madre Mara. La cosa che in assoluto le piace di più è quando la bellissima mamma le racconta le storie della sua giovinezza, degli anni passati in Ungheria e Germania prima e dopo la guerra, di come si viveva. Ogni tanto però Mara entra "in uno di quei momenti", come li chiama il padre, in cui piange disperata, sopraffatta da un segreto che non può confessare alla figlia. Lesley cerca di capire le ragioni di tanta sofferenza, ma ben presto realizza che l'amore dei familiari qualche volta non è sufficiente. L'unica soluzione è allora partire, ripercorrendo le strade in cui Mara da ragazza è stata felice, e crescere, suo malgrado, all'ombra di un torbido passato.
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* AnimaMagica *
di Rossella Panigatti
(Ed. TEA, pp. 336, euro 12,00)
Silva ha un ricordo vivido della zia Gaia, nonostante l'ultimo incontro risalga a quando lei era ancora una bambina. Sicuramente è l'elemento più eccentrico della sua famiglia, Gaia, una donna forte, dallo spirito libero. I suoi genitori, invece, sono tutta un'altra cosa. Allora perché adesso, senza spiegazioni hanno deciso di mandarla dalla zia Gaia? Quanto dovrà rimanerci? Mentre la aiuta con la valigia, sua madre non si lascia sfuggire nessuna informazione utile. Silva intraprende quindi un viaggio verso l'ignoto, un viaggio in cui la ragazzina timida e spaurita crescerà sotto la guida della zia. Silva troverà dentro e intorno a sé la capacità di ascoltare l'energia, di capirla ed accettarla, scoprendo che esiste una forza più potente di tutte le altre: quella della natura.
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![]() Andrea Renda di Novara
pittore figurativo impressionista" La Spadarina, strada Agazzana 14, Piacenza |
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Per gli appassionati dei generi "Fantasy e Fantascienza" e "Ragazzi"
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* Due candele per il diavolo *
di Laura Gallego Garcia
(Ed. Salani, trad. di Elena Rolla, pp. 378, euro 18,60)
Cat è figlia di un angelo, e ha fatto un giuramento. Scoprire che cosa è successo a suo padre. Il suo unico aiuto, un affascinante demone di nome Angel. Il mondo finora si è retto sull'equilibrio tra bene e male, tra angeli e diavoli: un ecosistema che qualcuno sta tentando di distruggere. Arriverà un'altra peste e sarà la fine di tutto? Valencia, Berlino, Firenze, fino alle piramidi Maya: il viaggio senza fine di Cat alla scoperta della verità, fino alla Battaglia Finale. Perché se non tutti i demoni sono malvagi, neanche tutti gli angeli sono buoni.
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![]() Francesco Siclari di Torino
pittore realista fantastico" La Spadarina, strada Agazzana 14, Piacenza |
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Per gli appassionati del genere "Ragazzi"
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* Il tempo delle rose *
di Michael Hoeye
(Ed. Salani, trad. di Guia Risari, pp. 288, euro 16,00)
Il topo orologiaio-investigatore più famoso del mondo deve affrontare un caso davvero spinoso. Nella ridente e fiorita cittadina di Thorny End il commercio delle rose è minacciato dalla spietata regina dell'industria cosmetica Tucka Mertslin. Hermux deve indagare sulla scomparsa di uno scoiattolo per conto del magnate Androse DeRosenquill, ma viene coinvolto in un giallo turbinoso. Un cadavere che riaffiora dalle acque, api mutanti, strani movimenti sull'isola Jeckel: tutto sembrerebbe collegato. Riuscirà Hermux a trovare l'anello mancante di questa intricata vicenda?
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![]() War news from Mexico, di Richard Caton Woodwille
http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=482 |
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"Aspettando Godot", di Tonino de Luca
http://www.toninodeluca.it/opere.htm
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Nella gerla del pane incollata alla schiena,
inconsapevoli e chini, trasportiamo il bene che germoglia dal male,
sui percorsi ghiaiosi, indossiamo giberne,
giganti di carta, a Giove muoviamo la guerra.
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Posseduti dal giogo, in schiavitù congiunti,
fedeli osservanti, invochiamo indulgenza plenaria,
gnomici, in celebrazione ci glorifichiamo,
fatui, nella gora innestiamo il nostro destino.
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Sferzati dal vento Africano, ci avviamo a granire,
gravido di odore pesante il destino,
nel sodalizio gregari, gregge nel branco,
legati alla greppa a nitrire e placare la fame con l'inganno illusorio.
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Dall'ignavia compressi, nell'onta sciogliamo il disprezzo,
nei miraggi angoscianti, illuni invochiamo l'aurora,
nell'ignoto dei luoghi, imbeviamo dottrine,
nelle lune immutati e mutanti, immani all'imo scendiamo.
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Impenitenti, intenti a mescolare sostanze,
imperiosi, consumiamo l'ultimo lembo di carne,
in ballate profane, cantiamo le laudi perdute,
per lenire il dolore, procuriamo ostinati lesioni.
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Nell'arena che gronda di sangue tormentiamo la quadriga,
con il pane raffermo nutriamo l'istinto e la Bestia,
radenti, sfioriamo la terra che brucia,
radi, osserviamo distanti lo scempio.
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Tonino de Luca, classe 1950, artista pugliese, amico in facebook dove si sviluppa l’enigma: scegliere l’artista, le sue figure, i suoi colori forti, oppure i versi del poeta? Semplice, la soluzione: impossibile scindere il pittore ed il poeta. |
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Il violinista verde, di Marc Chagall
sentinelladelmare.splinder.com/
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In queste ore un po' tristi velate dai colori gialli, rossi delle foglie degli alberi che in una festa di colori salutano l'Autunno, è morta Alda Merini, è scappata come sanno scappare i poeti, perché i poeti ti scappano tra le dita. E chissà dove sarà scappata, con la sua voce "aspra" ma dolce depositata su di un cielo di velluto, scriveva poesie come stelle.
La sua poesia, invidiabile, nascosta nell'oralità, nasceva sgorgante per sedimentare nel foglio bianco, magari trovato lì per lì; per puro caso. Io ho un ricordo limpido sublime, anche difficile da raccontare; ne vorrei conservare la fragranza quasi come custodire un segreto, che ora, ahimè, dicendolo a voi non è più. Nacque, quest'incontro da una esuberanza di Franco Sezenna, che al tempo lavorando a Milano era in contatto con alcune avanguardie artistiche. Non so bene cosa sia successo al tempo, di fatto una sera si formò una piccola pattuglia, io, Sezenna e Oreste Franchi. La meta era Milano; una galleria di arte contemporanea gestita, per i tempi di cui stiamo parlando, da un talento, Luigi Bianco, critico di arte sulle pagine del Corsera. La serata era di quelle emozionanti, c'erano alcuni poeti indigeni e c'ero io con davanti una platea abituata a macinare poesia, quella con la p grande, come mi disse Bianco. E aggiunse: te la senti? Insomma la lettura fu un successo per un artificio che mi inventai sul momento, cioè strappavo i fogli del libro ad ogni poesia letta. Fu un vociare unico, inviti ai salotti milanesi e bigliettini da visita "pesanti". Ma in un angolo c'era una figura fasciata da un paletò grigio fumo a dire il vero un po' stretto, quel paletò aveva del pelo arricciato applicato sul collo. Una grande sciarpa le copriva parzialmente la bocca, ricordo che quella bocca aveva del rossetto spalmato sulle labbra in modo abbondante.
Era Alda Merini, mi disse che le erano piaciute le poesie, giusto perché erano acerbe gli erano entrate nello stomaco. Così mi disse. Era accompagnata dal poeta Teresio Zaninetti di Bergamo. Non era ancora la Merini conosciuta, ma mi regalò un volume scritto in proprio; rilegato con la vecchia carta da zucchero in uso presso le nostre nonne. La raccolta si chiamava "La terra santa" da un verso di Carlo Betocchi. Conservo, con amore fin da quel giorno quel volumetto, quasi una magia che si accende ogni volta che lo tocco. E sì, perché, come dice Borges, un libro rivive tutte le volte che lo apri togliendolo dalla libreria. Con questa raccolta la poetessa iniziò il suo cammino di successo. Questo è tutto, e da allora il morbo della poesia tranquillamente fece di me un portatore infetto Come direbbe Lei, con queste due righe scritte alla svelta posso ancora trarre la misura, la commozione verso la poesia in omaggio ad una donna che ci ha sorpresi come "essere poeti"
"vorrò un giorno morire/perché il foglio bianco è violento/è violento come una bandiera…/
(da La terra santa) ".
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Chiaro, di Enzo Santoro
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(Sicilia mon amour: Isole Eolie, Vulcano, ottobre 2007)
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Lunedì 19 Ottobre ho visto un bel film, anzi più che un film nel senso tradizionale, si è trattato di un bel documentario. Il primo della rassegna cinematografica "Cineclub-Grandi film su grande schermo", il primo di un percorso dedicato a grandi scrittori siciliani dai quali sono stati tratti importanti film, ad esempio, tra il più noto, il Gattopardo di Visconti. Il film aveva per titolo "L'isola in me-viaggio con Vincenzo Consolo" della giovane regista Ludovica Tortora De Falco. Il film in bianco e nero, vedeva la presenza, anche della scrittore che personalmente ne ha illustrato le linee guida, più in verità che del film, del proprio porsi nell'ambito della produzione letteraria. L'esca di abbinare il film alla presenza e della regista e dello scrittore ha funzionato magnificamente, per la presenza del pubblico e per l'attenzione mostrata durante e dopo la proiezione cinematografica. Personalmente sono stato mosso dalla presenza dello scrittore, dal sentirlo e vederlo "dal vivo", con tutta la connessa implicazione di sensazioni che deriva dall'incontro con una personalità di un certo spessore letterario come il Nostro.
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(Sicilia mon amour: Isole Eolie, Vulcano, ottobre 2007)
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Il documentario è stato uno spaccato della storia nazionale ed isolana in particolare dagli anni 50 agli ultimi anni del secolo passato. Una storia che lo scrittore ha vissuto, per la maggior parte standosene a Milano, dove si era recato per studiarvi e dove rimase per lavoro, alla Mondadori (quando la Mondadori era del Signor Mondadori) collaborando con personaggi quali Calvino ed intrattenendo contatti con le massime espressioni letterarie del nostro novecento: Quasimodo, Moravia, Levi, Pasolini, Sciascia. Quello che mi ha colpito di più non è stato il documentario, freddo ed immobile nella sua storicizzazione, ma le affermazioni di qualche spettatore e della regista a fine proiezione. Quindi non si vuole discutere del valore letterario del personaggio Consolo, che personalmente ho sempre ammirato come scrittore e giornalista, la capacità innegabile di avere iniziato e trovato un percorso personale ed originale nell'ambito della letteratura contemporanea, di avere "inventato" un linguaggio nuovo, di avere nobilitato ed inserito vocaboli di antica origine, anche dialettali, nella scrittura.
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Chi non ricorda la raffinatezza dell'estetica di un libro quale Retablo, o, come la parola dialettale "minne" (seno-mammelle) diventa un termine carico di arcaici significati onnicomprensivi, perché e giustamente, racchiude il significato della procreazione, della beatitudine e del martirio (di Sant'Agata vergine), dei dolci di crema di ricotta e pasta reale, della sensualità provocatrice al limite della lussuria, che il termine evoca!
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(Sicilia mon amour: Isole Eolie, Vulcano, ottobre 2007)
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La regista e qualche spettatore intervenuto in sala, sostenevano che il documentario e l'opera dello scrittore stesso lanciassero un messaggio di speranza verso un avvenire di riscatto delle condizioni dell'isola, si partiva cioè da una constatazione della realtà storica - dalle disillusioni dell'unità d'Italia, alle condizione dei minatori, alla realtà dell'abbandono post terremoto della valle del Belice, all'emigrazione, agli attentati mafiosi- per giungere ad una speranza per uno sviluppo futuro della Sicilia. E qui si citavano le varie associazioni antirackett, dalle cooperative "Placido Rizzotto", all'intervento dell'associazionismo alla Don Ciotti. Su un film e su un testo letterario, può essere detto tutto ed il contrario di tutto! Ma non si può partire da una bella scrittura "barocca" (termine positivamente inteso, tanta letteratura isolana ha accompagna il testè passato novecento basandosi su una ricerca linguistica in tal senso, basta ricordare un libro come "Diceria dell'untore" di Gesualdo Bufalino), per lanciare messaggi di speranza che in un autore come Consolo non ci sono!!! Anzi, c'è tanto pessimismo e rassegnazione, come nella quasi totalità degli scrittori isolani. Basta riportare una frase da Retablo, edito da Sellerio nel 1987, che in questa direzione è illuminante: " siamo castrati, tutti quanti vogliamo rappresentare questo mondo: il musico, il poeta, il cantore, il pintore…stiamo ai margini, ai bordi della strada, guardiamo, esprimiamo, e talvolta, con invidia, con nostalgia struggente, allunghiamo la mano per toccare la vita che ci scorre per davanti".
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È una frase che mi aveva tantissimo colpito allora e che ripresi per una pubblicazione che avevo curato "la memoria facile" (poesie di Iasimone, disegni di Sciascia, per la ricorrenza del centenario della Camera del lavoro di Torino, Milano e Piacenza, era il lontano 1991!). La creatura umana, per Consolo è strana, contraddittoria, incerta. Unica via d'uscita è il viaggio, e lui ne è stato ed è un riflesso reale, il viaggio di Ulisse che tornato alla sua Itaca, non la riconosce e… riparte! Ed a proposito il nostro testualmente dice: "Così ora capisco coloro che viaggiano, capisco gli eterni erranti, i nomadi, i gitani: vivono ancor più dei sedentari, dilatano il tempo, ingannano la morte". Quindi grande merito al Consolo scrittore, come chi ha cercato e cerca linguaggi nuovi, a chi ha rinnovato il modo di fare scrittura, con l'inserimento di vocaboli nuovi e pregni di significati, dalle radici per lo più greche, latine, arabe.
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(Sicilia mon amour: Isole Eolie, Vulcano, ottobre 2007)
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Calvino, Moravia, Sciascia, hanno usato una lingua "orizzontale", formalmente perfetta, ed hanno rappresentato il purismo manzoniano del/nel novecento. Pasolini ha arricchito questo linguaggio con il dare importanza letteraria alla lingua degli esclusi e degli emarginati borgatari. Consolo ha rielaborato il linguaggio, lo ha costruito con pazienza artigianale, folgorato dall'incisività del dialetto che purifica e rende poetico. Cammilleri si spinge oltre, usa il dialetto, non per purificarlo, ma per comunicare, per dare pennellate improvvise di immediato istinto espressivo, ma questa è un'altra storia!
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Non c'è messaggio di speranza e/o di lotta in Consolo, il suo pessimismo si spinge nell'evocare addirittura una qualche scossa tellurica purificatrice, (in un vecchio articolo sul Corriere della Sera, mi pare, lo dica espressamente), una scossa che faccia un po' di pulizia di tutti gli scempi e le speculazioni che si sono perpetrati e continuano a consumarsi in Sicilia e non solo… (sarà tra questi compreso il ponte sullo stretto?...)
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È vero l'unità d'Italia, non ha fatto bene all'isola, sosteneva qualcuno, per cui il resto d'Italia dovrebbe in qualche modo risarcire del danno arrecato, ma al di là dei piemontesi (allora) o dei lombardi (adesso), i siciliani son bravi a farsi male anche da soli. Sappiamo che la più grave offesa per un uomo è quella di morire lontano dalla terra cui è nato, ma per attuarlo ce la mettiamo tutta! Il documentario è stato bello, fedele ai luoghi dell'anima e della geografia di Consolo, ma non cerchiamo messaggi o proposte politiche risolutorie che non ci sono, perché solo allora potremo dire brava Ludovica (la regista)!
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Il sottoscritto (come pittore) si è sempre sentito molto legato al Consolo poeta - "conjunto de figuras que rappresentan la serie de una istoria ò suceso"- è la definizione di Retablo, libro classico in senso letterario, e grande affresco pittorico dell'animo siciliano: "Addio, promessa d'ogni essenza, sorgente di fragranza, corona delle zagare, goliera dell'aurora. Addio ramo di miele, fanciulla fantasiosa, stellaria vanigliata, regina dei giardini…. " poesia, pura poesia… (chiudete gli occhi e sappiate goderne!)
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(Sicilia mon amour: Isole Eolie, Vulcano, ottobre 2007)
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Il Naviglio di via San Damiano, china nera, di Giuseppe Arcangioli, ArPino
www.lagiostradiarpino.it/
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Stasera passeggiando sul viale, facendo attenzione, ci potremmo accorgere che uno dei lampioni è spento, ci potremmo accorgere che il cielo stellato è un po' meno luminoso... manca una stella.
Succede sempre quando muore un poeta.
Ed è morta Alda Merini.
In silenzio, perché il silenzio, il disinteresse, l'esilio interno è la condizione in cui la nostra società, dominata dall'urlio del danaro, costringe la poesia ed i poeti. L'urlo del danaro e dell'apparire è solo ciò che conta, l'Urlo delle coscienze è solo un fastidioso suono lontano da seppellire sotto la demenza di milioni di parole ed immagini gridate ed inutili.
Perché i poeti, in questo società non hanno potere.
Ed allora una proposta.
Perché stasera o una delle prossime sere (i poeti hanno un tempo ampio) non proviamo a spegnere la televisione, a spegnere lo stereo, a spegnere la radio, a spegnere il computer, a spegnere il cellulare, a spegnere il lettore di mp3, a spegnere la consolle dei videogiochi e nel silenzio finalmente riconquistato perché non proviamo a leggere a noi stessi, ai nostri figli,
una poesia di Alda Merini?
Sono sicuro che nel baule dei ricordi nostro e dei nostri figli rimarrebbe per molto tempo il riflesso di una sera unica e diversa dalle solite migliaia di sere anonime e tutte uguali dello spettacolo inutile del consumo culturale. Perché è vero che la poesia è povera, non ha potere, non fa audience, ma la poesia, quando è vera poesia, come quella di Alda Merini ha il tempo e la semplice grande forza, della vita.
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Uccelli notturni e albini, olio su tela, di Alberto Zamboni
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In morte di un fiore
unmaledettopoeta.splinder.com/
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Era limpida l'acqua, allora.
Scivolava pigra tra le sponde
del naviglio dove mani
screpolate di lavandaie
risciacquavano sulla
pietra inclinata, i panni
per poche lire.
Ora è abbandonata
la sua camera disordinata.
Lì ha scritto poesie
struggenti, nel tempo
se n'è andata.
Sbiadisce l'inchiostro
che usava e l'umidità
ne scolorisce il tono
trasformandolo in
azzurro striato simile
al suo cielo desiderato.
E' lì che sognava
di andare il giorno
in cui avrebbe lasciato
la sua città, tanto amata,
abbandonati suggestioni
e pensieri disordinati,
come la sua vita.
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Milano, Naviglio, olio su tela, di Antonio Venini
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| Alda Merini, titratta da Paolo DelGiudice
Domani, in Duomo a Milano, alle 14, il funerale
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E tutti noi costretti dentro
le ombre del vino
non abbiamo parole né potere
per invogliare altri avventori.
Siamo osti senza domande
riceviamo tutti
solo che abbiamo un cuore.
Siamo poeti fatti di vesti pesanti
e intime calure di bosco,
siamo contadini che portano
la terra a Venere
siamo usurai pieni di croci
siamo conventi che non hanno sangue
siamo una fede senza profeti
ma siamo poeti.
Soli come bestie
buttati per ogni fango
senza una casa libera
né un sasso per sentimento.
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Danzando sulle acque limpide dei miei navigli
olio su tela del Maestro Carlo Conti
www.carloconti.it
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![]() Le chateau de Pyrenees, di Renè Magritte
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 thesurrealism.altervista.org/ |
Per gli appassionati del genere "Cultura"
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* Eros Terminal *
di Oliviero Beha
(Ed. Garzanti, pp. 272, euro 16,60)
L'uomo senza nome, l'Innominato protagonista di questa storia, è sempre stato un uomo piacevole, anche oltre la soglia della maturità. Si è affidato a questa inafferrabile qualità della "piacevolezza" nel suo fortunato lavoro di pubbliche relazioni, e soprattutto nel suo rapporto con le donne. L'avvento della Grande Recessione al suo esterno, e quella bestia insieme feroce e gentile dell'età dentro di lui, non hanno affatto cambiato il suo comportamento, e tuttavia sembrano pretendere da questo "eroe postmoderno" una diversa consapevolezza. Il mondo si è fatto più brutto, più lento, più povero, più violento, mentre l'acqua inizia a scarseggiare. In questo mondo squilibrato - dove il denaro tutto compra e tutto annichilisce - "l'eroe senza nome" avrà due missioni, forse coincidenti: da un lato indagare fino in fondo, a partire da se stesso, il rapporto tra sesso e comunicazione, tra sesso e potere; dall'altro un misterioso incarico che riguarda proprio la crisi idrica. Quello che lancia Oliviero Beha in "Eros Terminal", nell'avventura psicologica e nella "fantascienza esistenziale" di ognuno di noi, è uno sguardo lucidissimo e ironico sul nostro futuro prossimo, talmente vicino da potersi scambiare per il nostro presente.
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* La capanna nella vigna *
di Ernst Jünger
(Ed. Guanda, trad. di Alessandra Iadicicco, pp. 288, euro 20,00)
1945-1948. Ernst Jünger ripercorre nel suo diario gli anni subito dopo la fine della guerra. Anni in cui i vinti soffrono per la perdita dei loro cari, per l'incertezza sul loro futuro, per i racconti delle atrocità dei campi di concentramento fatti dai prigionieri liberati. La Germania intera china la testa a una resa incondizionata, umiliata da una condanna internazionale e tormentata dai sensi di colpa. Eppure, in questa fragilità emotiva che colpisce tutti, Jünger ci racconta anche il ritorno alla normalità che si avverte nei dettagli più piccoli: la fioritura del giardino, una lettera ricevuta, l'energia elettrica. Un primo tentativo di resurrezione ma anche di valutazione su ciò che è accaduto, in una galleria di volti su cui si cercano le ragioni che hanno spinto il paese a cedere al fascino oscura del nazismo.
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* Storia dei miei assassini *
di Tarun J Tejpal
(Ed. Garzanti, trad. di Doriana Comerlati e Giulio Lupieri, pp. 472, euro 19,60)
India, Nuova Delhi, domenica mattina. La notizia è appena arrivata, ne parlano tutti i telegiornali nazionali: uno dei giornalisti investigativi più famosi del paese è scampato a un attentato e i suoi killer sono stati arrestati. Peccato che l'unico a non essersene accorto sia proprio lui, la presunta vittima. Prima ancora che possa capire quello che sta succedendo, il giornalista viene messo sotto scorta dal governo e in poche ore la sua vita diventa un inferno. Nessuno gli spiega nulla, uomini ombra lo seguono giorno e notte, mentre lui cerca disperatamente di far quadrare i conti del suo giornale. Il processo contro i suoi "assassini" prende il via e l'uomo viene chiamato a testimoniare, in un'atmosfera sempre più grottesca e kafkiana. A poco a poco capisce di essere un bersaglio, parte di un progetto legato indissolubilmente al destino geopolitico del suo paese. E comprende anche che solamente scavando a fondo nella vita degli assassini che ha di fronte potrà salvarsi. Il romanzo è ispirato alla vera storia di Tarun J Tejpal: il giornalista, dopo aver scoperto il più grave scandalo di corruzione del governo indiano, è stato vittima di diversi tentativi di omicidio e ha vissuto a lungo sotto la protezione della polizia e dei servizi segreti, fino a quando i colpevoli non sono stati smascherati.
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![]() Donna avvolta dal volo di un uccello, di Jean Mirò
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 http://www.romeguide.it/mostre/dadaeilsurrealismo/dadaeilsurrealismo.html |
Per gli appassionati del genere "Avventura"
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* La stirpe di Salomone *
di Clive Cussler
(Ed. Longanesi, trad. di Paola Mirizzi Zoppi, pp. 486, euro 18,60)
Baghdad è nel caos. Durante l'invasione americana del 2003, i ladri di opere d'arte saccheggiano il museo nazionale trafugando capolavori di inestimabile valore. Perché allora qualcuno è interessato al Navigatore, una statuetta di bronzo fenicia che non compare nemmeno negli elenchi ufficiali? E perché è tanto importante da indurre ignoti a uccidere il trafficante di antichità che l'aveva trovato? Il secondo bersaglio è la coraggiosa e affascinante Carina Mechadi, funzionaria dell'Unesco, incaricata del recupero di tesori scomparsi. Saranno Kurt Austin e il team della NUMA a salvare lei e il Navigatore. Ma ora devono difendersi da un'oscura minaccia. Un'avventura nel tempo e nello spazio, sulle tracce del tesoro del re Salomone, attraverso archivi misteriosi e piani top secret, seguendo un filo rosso fatto del sangue di chi si avvicina troppo alla verità.
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![]() L'énigme d'un départ, di Giorgio de Chirico
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 http://evelynej.unblog.fr/tag/expositions-et-histoire-de-lart/ |
Per tutti
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* 100 romanzi di primo soccorso per curare (quasi) tutto *
di Stéphanie Janicot
(Ed. Corbaccio, trad. di Rita Giaccari, pp. 208, euro 15,60)
Siete stanchi? Annoiati? Gelosi del vostro partner? Oppressi dal datore di lavoro? Stéphanie Janicot affronta ogni genere di problema, da quelli in famiglia, a quelli in amore, da quelli con se stessi, al dolore fisico, alla paura della morte. Li affronta in un modo tutto suo: consigliando romanzi. Per ogni sintomo c'è una cura, o almeno un po' di sollievo, e si trova nelle pagine della letteratura di tutti i tempi. L'autrice racchiude in questo manuale di pronto soccorso 100 titoli per aiutare la gente a trovare conforto, se non altro nelle pagine di un buon libro. Starà poi a ognuno continuare la lista, leggendo di più per sentirsi sempre meglio.
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![]() Le peintre e les temps, di André Masson
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 wahooart.com/A55A04/ |
Per gli appassionati del genere "Thriller, Horror, Noir"
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* L'ospite *
di Sarah Waters
(Ed. Ponte alle Grazie, trad. di Maurizio Bartocci, pp. 544, euro 20,00)
Hundreds Hall, l'antica dimora di campagna della famiglia Ayres: varcarne i cancelli dopo trent'anni è un momento di grande trepidazione per il dottor Faraday, lui che ancora bambino, nel lontano 1919, ne aveva ammirato con occhi sgranati lo sfarzo e lo splendore. Quel passato, tuttavia, è ormai un vago ricordo: i suoi abitanti - la vedova del Colonnello Ayres e i figli Roderick e Caroline - sono, infatti, impegnati in una disperata battaglia per salvare dalla rovina se stessi e la casa. Ma proprio quest'ultima sembra gettare le ombre più funeste sul futuro: stanze che di colpo diventano trappole, pareti da cui emergono sussurri malevoli e segni inquietanti, un devastante incendio notturno. Chi, o che cosa, c'è dietro questi eventi? Quale mistero grava sul destino degli Ayres? Ma, soprattutto, fino a che punto si spingerà la minaccia? Sarah Waters si confronta con un classico tra i generi letterari, la ghost story, e lo rinnova assottigliando il confine tra sovrannaturale e psicopatologico.
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* Orgoglio e pregiudizio e zombie *
di Jane Austen e Seth Grahame-Smith
(Ed. Nord, trad. di Isa Maranesi e Roberta Zuppet, pp. 368, euro 15,00)
Ricordate il capolavoro di Jane Austen? Siamo nelle campagne di Meryton, e la signora Bennet non pensa ad altro se non ad accasare le sue quattro figlie. Ma il signor Bennet sembra molto più concentrato sulla sopravvivenza delle sue ragazze, che sta addestrando per diventare nientemeno che cacciatrici di zombie. Sì, perché alla storia così come la conosciamo è stato aggiunto questo piccolo particolare e improvvisamente tutto è diverso: oltre all'amore e al corteggiamento ci sono battaglie cruente contro i non morti, oltre al romanticismo e ai cuori infranti ci sono duelli e cervelli spappolati. Meryton non sarà più la stessa, e Elisabeth e Darcy si ritroveranno a interpretare un ruolo che sembra creato su misura per loro.
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* Jane e il segreto del Medaglione *
di Stephanie Barron
(Ed. Tea, trad. di A. Zaini, pp. 284, euro 11,00)
Bath, una tranquilla cittadina nella provincia inglese è un ambiente decisamente troppo tranquillo per Jane che si annoia terribilmente. A distrarla sarà il suo vecchio amico Lord Harold, che le chiede di fare da accompagnatrice alla sua giovane nipote, Lady Desdemona. È proprio con Lady Desdemona che, durante una serata a teatro, assisterà a un orrendo omicidio. Un uomo viene ucciso e sopra al cadavere viene rinvenuto un oggetto misterioso: un medaglione contenente l'immagine di un occhio. Incuriosita, Jane comincia a indagare, coinvolgendo anche l'affascinante Lord Harold, ma ben presto scoprirà che per la verità potrebbe rischiare la sua stessa vita.
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* L'assassino qualcosa lascia *
di Rosa Mogliasso
(Ed. Salani, pp. 288, euro 14,00)
Alma Peressi, ricchissima e disperata, aspetta che la polizia venga ad arrestarla. Su di lei pesa la responsabilità di un delitto atroce, più un'altra serie di colpe minori: un marito avvocato che ama rimorchiare giovani esotici e ruspanti nei parchi pubblici; una figlia eternamente sballata, tossicodipendente per noia; un'infelicità inestinguibile che l'avvolge da capo a piedi come un abito firmato, di quelli che si fa fatica a indossare, ma una volta messi è impossibile togliere. I commissari Gillo e Zuccalà, incaricati di indagare su quel delitto, scoprono però che molti altri personaggi, ben più torbidi e pericolosi, vi sono coinvolti; e sullo sfondo di una Torino familiare e minacciosa a un tempo, tra delinquenti istruiti e poliziotti stressati, si snoda una vicenda tragica e irresistibilmente comica, ricca di piani minuziosi e scherzi del destino, una storia nerissima illuminata di speranze, come la vita, del resto.
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![]() Assurbanipal Abluting Harpies, di Leonora Carrington
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 www.imj.org.il/imagine/ |
Per gli appassionati del genere "Sentimenti"
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* L'amore arriva in inverno *
di Simon Van Booy
(Ed. Ponte alle Grazie, trad. di Guido Calza, pp. 256, euro 16,00)
Un violoncellista capace di evocare gli spiriti; una coppia che conosce la paura, e sa che proviene da un tempo remoto, e che non si può cancellare; un giovane diplomatico americano che piange in Piazza San Pietro al ricordo di un gondoliere incontrato nel deserto del Nevada; uno zingaro irlandese, che intesse la lunga trama delle generazioni passate, e di quelle a venire; una figlia arrivata per posta, portata da una lettera. C'è un uccello disegnato sul francobollo, ha il corpo chiazzato da scintille rosse, e le ali spiegate. Sono questi i cinque racconti che Simon Van Booy consegna alla pagina scritta. Attraverso un linguaggio asciutto e originale, l'autore fa brillare ogni parola di accenti lirici. Ogni frase un frammento di vita che emerge dagli abissi della solitudine e ne spezza i silenzi, legando ricordi e presagi di un futuro ancora in attesa. E il miracolo è lì, dietro l'angolo, racchiuso nella magia di un incontro imprevisto, o nella divina natura dell'imperfezione che rende speciali le cose normali. Come l'inverno, che è sempre all'inizio, e sempre alla fine. E si porta dietro l'amore.
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![]() I ragazzini negri non dicono bugie, di Reuben Mednikoff
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 www.imj.org.il/imagine/ |
Per gli appassionati del genere "Storie vere"
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* Come si bacia un serpente *
di Robyn Scott
(Ed. Guanda, trad. di Marina Morpurgo, pp. 540, euro 18,50)
Robyn ha sei anni quando i genitori decidono di trasferirsi dalla Nuova Zelanda al Botswana, insieme ai tre figli. In una famiglia eccentrica e anticonvenzionale Robyn viene cresciuta con giochi, passeggiate e classici della letteratura, perché matematica e geometria si possono imparare anche preparando una torta. Ma è l'Africa la vera protagonista. I nonni le insegnano la storia del continente in cui vivono da anni, ma è la bambina che da sola si tuffa in avventure straordinarie, in un mondo in cui si può fare il bagno con i coccodrilli, osservare da vicino gli scorpioni e baciare affettuosamente un pitone, ma in cui si colgono, nonostante tutto, anche i problemi dei grandi. Un racconto fresco e divertente per l'infanzia spensierata che tutti avremmo desiderato.
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![]() Le chou-fleur, di Pierre Roy
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 www.chrisashley.net/.../ |
Per gli appassionati del genere "Fantasy e Fantascienza"
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* Nel cuore della notte *
di Laurell K. Hamilton
(Ed. Nord, trad. di Gianluigi Zuddas, pp. 432, euro 18,60)
Meredith è tornata nel regno di Faerie con un compito decisivo: concepire un erede per la sopravvivenza della stirpe reale. La principessa è l'unica in grado di risvegliare nei sidhe il potere magico che avevano perduto da migliaia di anni. Rimanendo incinta Merry spezzerà l'incantesimo che impedisce alle donne fey di procreare. Ma sono in molti a tramare per l'insuccesso. I nemici, però, sono più pericolosi di quanto Merry non creda e quando due membri della corte vengono uccisi, capisce che può fidarsi soltanto degli umani. Ma dovrà anche tentare di resistere al seducente Mistral, il Signore delle Tempeste, perché la loro unione sprigionerebbe un'energia di una potenza incontrollabile.
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![]() Ritratto di Robert Desnos, di Georges Malkine
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 carmennsabespoesiayarte.blogspot.com/ |
Per gli appassionati dei generi "Fantasy e Fantascienza" e "Ragazzi"
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* Il fantasma del tempo *
di Linda Buckley-Archer
(Ed. Nord, trad. di Fabrizia Villari Gerli, pp. 416, euro 19,60)
Peter e Kate stanno inseguendo il cane della ragazza, quando urtano contro una macchina antigravità e si trovano catapultati nell'Inghilterra del 1700. In un ambiente così insidioso devono affidarsi a Gideon il tagliaborse, che ha promesso di aiutarli a tornare a casa. La situazione si complica quando il famigerato Uomo Pece si impossessa della macchina antigravità per scorrazzare nei secoli compiere incredibili furti, senza accorgersi che i continui viaggi nel tempo stanno creando mondi paralleli che presto entreranno in contatto tra loro con conseguenze catastrofiche. Ma il nemico più grande è un altro: Lord Luxon è una vecchia conoscenza di Gideon, ha visto la New York del futuro e non vuole farsi sfuggire l'occasione di assicurare gloria eterna al re, Giorgio III.
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![]() Caballos, di Leonora Carrington
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 liquidovermelho.blogspot.com/ |
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![]() Venere ristrutturata, di Man Ray
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 http://www.romeguide.it/mostre/dadaeilsurrealismo/dadaeilsurrealismo.html |
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La paura che attanaglia, la paura che fa novanta e mette le ali ai piedi, che fa accelerare il passo e il battito del cuore mentre secca la gola. Maggio 2007, la giornata romana volgeva al termine, ormai il buio della sera avvolgeva la grande città, i suoi monumenti, i turisti frettolosi e i romani che lentamente s’avviavano verso casa. Ormai tardi per i programmi del giorno e ancora presto per la serata. Quanto sei bella Roma, quann'è sera. La fermata del metrò nel piazzale dei Cinquecento direzione stazione Tiburtina è un po’ defilata. Sporca. Cartacce ovunque, rifiuti, resti del pasto di qualche clochard. All’ingresso, sulla rampa di scale che porta underground, sottoterra, una banda di stranieri, marocchini, equadoregni o forse più semplicemente camorristi italiani. Passare senza guardare, svelto il passo, fisso l’occhio, le dita incrociate. No, se mammà m’avesse fatto femmina, non sarei sceso in quell’antro profondo, fossi stato femmina avrei preso un taxi. Evitando quelli abusivi, selezionando un taxi di quelli ufficiali e se possibile con taxista femmina. Come a ballare. Com’è che le femmine van sempre ai bagni in coppia? Bagni e taxi donna con donna una verità da affermare. Stazione del metrò, maggio 2007, il cuore in corsa, il cuore in gola, le luci abbassate, troppi angoli bui e banchine vuote. La paura fa novanta ma arrivò il convoglio, data l’ora semivuoto, l’autista azionò il meccanismo che apriva le porte emettendo uno sbuffo d’aria. Niente di minaccioso nel metrò romano, i presunti camorristi restarono in alto, sulle scale, indifferenti al mio passaggio. Certo, fossi stato una femmina. Prima che l’autista potesse richiudere le porte del convoglio, una giovane ragazza, gonna blu aderente e generosa nel mostrare ginocchia e cosce, riuscì a scendere di corsa le scale salendo sul treno. Uno dei camorristi la guardava. Dal taschino estrasse una sigaretta slava, portandola alle labbra.
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![]() Dono, di Man Ray
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 http://www.romeguide.it/mostre/dadaeilsurrealismo/dadaeilsurrealismo.html |
Buio. Il piazzale di fronte a stazione Tiburtina mi lasciò stupito per il buio. Forse a causa di un cantiere che ne occupava buona parte. Erano mille e mille i punti oscuri dove poteva nascondersi il malintenzionato. Armato. Finite le guerre nei territori slavi sull’altra riva del mare, dell’Adriatico, acquistare un’arma residuato bellico, un kalashnikov, nel BelPaese era facile come bere acqua minerale, gasata o naturale a piacere e scelta. In quel bar tabaccheria nel piazzale del mercato ortofrutticolo nella mia città padana mi fermavo sul far della sera, conclusa la giornata di lavoro. Seduto in un tavolino un po’ defilato, sull’angolo più lontano dal banco, bevevo, solo, la Ceres. Chi puntava ai cavalli, chi governava il traffico di qualche ragazza generosa di sesso a pagamento, il gruppo dei salernitani, gli slavi che, a gruppi di quattro, tiravano il collo alle Heineken. Un’umanità varia che muoveva di fronte ai miei occhi disinteressati, persi in un mondo oltre, nei pensieri, nei progetti, nelle visioni poetiche che non potevano essere condivise. Talvolta arrivava E.B. a spezzare il muro della solitudine, ad introdursi, ad imporsi nel silenzio ovattato che andavo cercando. Non riuscivo a nascondere il fastidio dell’ascoltare le sue dissertazioni sul malessere per l’intervenuto cambio al vertice della sua azienda, il Consorzio Agrario, o per il furto subito nella villetta al mare, nelle Cinque Terre o per quella palla che sentiva crescere sotto l’ombelico. Forse una semplice ernia ma la paura fa novanta, non aveva il coraggio di presentarsi ad un esame di indagine diagnostica e verifica medica in ospedale. Poi finalmente se ne andava. Una sera, entrando, mi salutò con un cenno del capo, quasi imbarazzato, non venne al mio tavolo. S’avvicinò ai quattro slavi. Parlarono a lungo. Infine uno del gruppo venne al mio tavolo: “il tuo amico vuole un’arma, ma noi non ci fidiamo, quello è toccato, vogliamo una garanzia. La tua”. Chissà per chi m’avevano preso. No, nessuna garanzia, quello è toccato, non è affidabile. Alla fine E.B. la pistola riuscì a procurarsela in un altro bar, forse sempre dagli slavi, forse da altri reduci di un qualche conflitto minore in uno speduto angolo d'Africa. Giravano molte armi, nel BelPaese, molte arrivavano dagli arsenali dell’ex Armata Rossa, dall’Ucraina, dalla Romania, dall’Albania. Forse quella palla intorno all’ombelico era un tumore, forse E.B. alla fine il coraggio di affrontare una visita medica l’aveva trovato e il verdetto non era stato quello atteso. Forse per questo un giorno, sceso in garage, aveva caricato quella pistola per l’ultimo colpo. Troppe armi, nel BelPaese, troppi slavi, troppi angoli bui nel piazzale antistante la stazione Tiburtina.
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![]() Il violino d'Ingres, di Man Ray
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 http://www.romeguide.it/mostre/dadaeilsurrealismo/dadaeilsurrealismo.html |
Mancava qualche ora, alla partenza dell’Intercity, l’ultimo treno a partire prima della chiusura notturna della stazione. Il tempo di attraversare il piazzale passando dai lunghi tratti al buio ai pochi angoli illuminati dalla fioca luce di lampioni ormai inadeguati. Un uomo con un giubbotto nero di finta pelle stava inveendo in rumeno contro la ragazza sul marciapiede colpevole di una mise troppo rilassata. Altri due parlottavano fumando una sigaretta. Nel bar sulla destra il cameriere portava casse di acqua minerale salendo dalla cantina. Da una finestra la musica di un complesso rock che non conoscevo. Proseguendo finalmente una trattoria con un tavolo libero, qualche tedesco e un gruppo di signore di mezza età in gita con il parroco. Mentre attendevo le portate e l’immancabile vino dei castelli, chiesi una copia del Messaggero alla ricerca di qualche notizia sulla nascita della nuova formazione di sinistra che si negava alla nascita del Partito Democratico. Poche righe. Tutto lo spazio a disposizione il quotidiano lo dedicava alla notizia d’una ragazza molestata da una banda di lupi alla stazione Piramide del metrò. Ragazzi sedicenni. Di Agrigento. Saliti a Roma alla ricerca di lavoro.
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![]() La bella stagione, di Max Ernst
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 http://www.romeguide.it/mostre/dadaeilsurrealismo/dadaeilsurrealismo.htm |
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![]() Il manifesto della mostra "Dada e surrealismo riscoperti",
500 opere esposte al museo del Vittoriano a Roma fino l 10 febbraio 2010 |
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Una voce che parla al BelPaese? Conviene abbia il megafono nella città eterna altrimenti rischia di perdersi tra le poltrone vuote di un uditorio di periferia. Nei primi anni sessanta le segreterie dello scudo crociato democristiano e del sole nascente socialista dopo lunghe estenuanti trattative trovarono il giusto equilibrio per avviare la prima esperienza di governo comune. Il diavolo e l’acqua santa. Due acerrimi nemici storici all’abbraccio, i rappresentanti della classe padrona dominante e il partito storico dei lavoratori. Un accordo siglato all’ombra di piazza Mercanti, la sede della municipalità di Piacenza, città padana al confine tra Emilia, Lombardia, Piemonte, un lembo di Liguria. Un evento storico, destinato a cambiare il volto del BelPaese. Per questo era impensabile che una simile alleanza potesse nascere in un lembo di terra sostanzialmente marginale, nodo stradale e ferroviario che univa nord e sud in quanto punto di transito obbligato ma nulla più. Intervennero le segreterie nazionali per stoppare l’ardito disegno politico: l’alleanza si sarebbe fatta ma tre anni dopo e non certo in periferia. L’accordo sarebbe stato sottoscritto a Roma e ne sarebbe nato il primo governo nazionale di centrosinistra.
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![]() L.H.O.O.Q., di Marcel Duchamp
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 http://www.romeguide.it/mostre/dadaeilsurrealismo/dadaeilsurrealismo.html |
In quell’inizio d’estate 2007 finalmente il destino giungeva a compimento. Dieci lunghi anni di cammino nelle fila dei Democratici di sinistra erano giunti al termine. Un lungo, sofferto Congresso, il quarto ed ultimo del Partito nato dalle ceneri del vecchio e più grande Partito comunista del mondo occidentale e da una costola del disciolto Partito Socialista, quella che aveva in Valdo Spini il suo leader naturale. Una grande maggioranza aveva decretato la fine del simbolo della quercia mandato in soffitta nella prospettiva della storica alleanza con la componente cattolica, in pratica quella che era stata la corrente di sinistra della vecchia Democrazia Cristiana. “Sono nato socialista, non morirò democristiano”, avevo concluso il mio intervento all’assise provinciale di fronte ad una platea poco interessata alle mie posizioni. Qualche settimana dopo, al congresso regionale, sotto il grande tendone nel parco in periferia a Bologna ero stato tra i pochi ad applaudire con forza il compagno Franco Benaglia che, a nome della corrente, annunciava l’astensione dalla votazione degli organismi dirigenti deputati a concludere il percorso di scioglimento del Partito per avviare la costituzione del nuovo soggetto politico. A Firenze, infine, finalmente, tra le lacrime, Fabio Mussi aveva ufficializzato la rottura definitiva, il saluto ai compagni che avevano scelto di fondare il Partito Democratico: no, noi non saremmo stati della partita. Da quel momento erano passate diverse settimane e finalmente i vertici nazionali avevano dato fiato alle trombe dell’adunanza: tutti a raccolta al Palasport, all’Eur, naturalmente a Roma, nella capitale del Regno e dell’Impero, nasceva Sinistra Democratica per il socialismo europeo.
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![]() Scolabottiglie, di Marcel Duchamp
"Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 http://www.romeguide.it/mostre/dadaeilsurrealismo/dadaeilsurrealismo.html |
L’EuroStar partiva dalla stazione poco dopo le sei della mattina. A Firenze salì sul treno proprio Valdo Spini, posto prenotato poco più avanti del mio, si tuffò nei fogli del discorso che avrebbe letto all’adunata, per le ultime correzioni. Parlavo al telefono con Fausto Chiesa e Ferruccio Braibanti, commentando che non riuscivo a tollerare oltre una pseudo sinistra di governo che, almeno nell’Azienda pubblica fonte del nostro stipendio, sembrava aver perso la capacità progettuale riducendosi ad una mera gestione del potere nel nome del Direttore Generale, Francesco Ripa di Meana. Era possibile immaginare una sinistra capace di essere cosa diversa dal ventre molle di quella balena bianca che era stata la Democrazia Cristiana? Sceso a Termini in quasi perfetto orario, in attesa della grande adunanza fissata per il pomeriggio, perso di vista il compagno professor Valdo Spini, afferrai al volo l’invito telefonico della compagna AnnaMaria, persa di vista dopo il suo trasferimento nell’urbe. Un incontro preliminare nella magica via Veneto, la via dei vip e dei paparazzi. Un taxi di quelli abusivi per far presto e sentire una stretta allo stomaco definito il prezzo della corsa, un cappuccino con pasticcini sprofondando nella poltrona di pelle nella hall di un bar da favola, amabilmente conversando d’arte, poesia, di sogni letterari, di un romanzo ancora nel cassetto che già lei aveva sentenziato da revisionare. E del mal di vivere, quello spleen che spingeva AnnaMaria, ormai così diversa dalla bellezza dei miei ricordi, a negarsi il cibo. Quando l’amore ormai appassito diventa una gabbia, una prigione dalla quale non riusciamo ad uscire che soffoca il nostro io. Quando l’amore passato diventa malattia che nel caso di AnnaMaria si chiamava anoressia. Una passeggiata comune nel parco di villa Borghese per raggiungere la fermata del metrò destinazione l’Eur. No, AnnaMaria non prendeva parte alla grande avventura. In quella via che non so, sotto il tiepido sole di Roma, prendendoci per mano per un saluto che forse sarà l’ultimo addio della nostra vita, lei disse, “Vai, vai a farti male, destino triste della sinistra che si divide nell’ennesimo gruppuscolo del 2%”. Triste profeta di sventura. Sul metrò erano molti i compagni, chi solo, chi in piccoli gruppi, chi a leggere l’Unità, chi sfogliando Liberazione. Prime ore del pomeriggio. Atmosfera d’una nuova alba, un luminoso sole radioso accarezzava la capitale del Regno. Un anno dopo, alle elezioni, naufragava la Sinistra l'Arcobaleno: tutti a casa, a ricominciare da capo.
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![]() L'isola del tesoro, di René Magritte "Dada e surrealismo riscoperti" Complesso del Vittoriano, via San Pietro in carcere, Roma In mostra fino al 7 febbraio 2010 http://www.romeguide.it/mostre/dadaeilsurrealismo/dadaeilsurrealismo.html |
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Sandro di Camillo: Berlin babylon Città diverse avvolte l'una dentro l'altra, strette pigiate indistricabili |
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Roma, generosa sorridente matrona che avvolge suadente nell’abbraccio dei suoi colli gli amori, quelli giovani, quelli antichi, gli amori stanchi, amori perduti, amori ritrovati. Quanto può durare un amore? Una notte, giorni struggenti, mille anni, oltre la vita, oltre la morte. Son sempre più rari gli amori per sempre e forse sono solo illusioni. Gli amori, quel fuoco che arde, che brucia, che non conosce ostacoli, gli amori come fuoco che arde lentamente si spengono. Restano i rapporti. Fiamme a basso tono, magari ancora più semplicemente braci sotto la patina grigia delle ceneri. O forse è questo l’amore vero? Non i fuochi scoppiettanti, le fiamme animelle che volano verso il cielo, che saltano, danzano, incontenibili. Mordono. Talvolta fanno male. Fiammelle animelle attaccano gli abiti delle genti, ardono, distruggono, divorano gli incauti che imprudenti s’avvicinano troppo all’ardente pira. Io e Dalila. Quell’amore incoronato nel 1983 sull’altare della chiesa a svettare sulle valli dell’Appennino, da tempo camminava zoppicando, dietro l’angolo s’intravedeva l’ultima fermata, il capolinea. Ma quell’angolo così vicino, non l’abbiamo superato. Non allora e a dire il vero, ancora oggi, non ancora. Chissà, forse domani forse mai. Que serà, serà, nessuno saper potrà, che mai succederà, que serà, serà. Il segreto? Comuni interessi, visioni comuni. Con quel pizzico di buona volontà per coltivarli, quegli interessi, cercando di limitare quanto invece inevitabilmente divide. O forse a dominare la scena, a guidare i nostri destini, il caso, la fortuna. Ad un passo da quell’angolo dietro il quale aspettava il capolinea trovammo sulla nostra strada un grande interesse comune, l’arte. L’impressionismo, l’ottocento, il secolo romantico. Dopo tanti anni interamente dedicati ai figli ci ritagliammo uno spazio nostro. Il caso: un depliant nel cellophane che avvolgeva l’Espresso conservato per mesi vicino all’apparecchio telefonico con un invito infine raccolto. Salimmo su un Intercity diretto a Torino per ammirare la grande mostra “gli impressionisti e la neve”. Che terminava con un grande dipinto a parete intera. Pareva l’ombra di due mostri oscuri incombenti sull’umanità. Era la visione notturna d’un panorama norvegese, una casa immersa nella neve, tra piante ad alto fusto slanciate verso il cielo. Un grande maestro: Edvard Munch. Uno shock, uno spettacolo d’indescrivibile bellezza. Poche settimane dopo la notizia d’una grande mostra interamente dedicata al Maestro. Naturalmente a Roma. Era il 2005, l’occasione, dopo dieci e più anni, per il ritorno.
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Norma Rossetti: Scampia periferia nord, Napoli Palazzi diroccati e interni lussuosi, muri ammuffiti e arredi barocchi, degrado e criminalità nella prima piazza di droga d'Europa |
Un’occasione per ripercorrere insieme le strade, i luoghi, gli odori, le sensazioni vissute singolarmente. E Roma seppe essere generosa accogliendoci nei suoi vicoli, permettendoci di scoprire quei luoghi che, a posteriori, è poi difficile distinguere tra reale e sogno. Che comunque restano impresse indelebili nei ricordi. La città dell’arte. Munch al Vittoriale, l’altare della Patria, Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto e in piazza San Pietro una grande mostra dedicata a Maria, una Signora vestita di luce. Seduti, insieme, su un divanetto provvidenziale. Stanchi, stravolti, assonnati, le gambe a pezzi dopo troppo camminare in un lasso di tempo troppo limitato. Le meraviglie a portata di mano. La bocca della verità dove immancabilmente timidamente e con circospezione infilammo la mano badando a non contare frottole per evitare la drastica punizione. Le meraviglie nascoste. Il ristorante di Alessio, all’angolo tra Via Viminale e via Principe Amedeo, la scala che porta ad altezza cantina, il menù tipico del mangiare alla romana. La piccola trattoria a conduzione familiare a pochi passi dal Pantheon, un piccolo tavolo a due e la tovaglia a quadri come usava negli anni cinquanta e sessanta nelle campagne. La voglia di ritrovare argomenti comuni, raccontarsi del passato comune, alzare veli sul futuro prossimo venturo possibile. Seduti al bar in piazza Navona, ad ammirare due carabinieri in alta uniforme a cavallo, in attesa di vedere affacciarsi Marta Marzotto.
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Fabio Rizzo:where o when Tempo e spazio fuor di schema |
Scritte sui muri, residui d’un anno ormai niente altro che celebrazione di quel che è stato, che poteva essere e che ormai resta solo sogno e illusione. Il 1968 degli intellettuali borghesi e il 1977 dei figli della classe operaia. Gruppo proletario anarco insurrezionalista: presente! Diceva la scritta in via della Scrofa, destinataria la sede di Alleanza nazionale ex Movimento Sociale, ma ormai a far tremare le gambe non erano più i rivoluzionari della falce e martello. Morte le ideologie, smascherate da Reagan e dal Papa polacco, facevano già paura gli islamici di Bin Laden. In piazza San Pietro, per superare il colonnato del Bernini, lunga attesa sotto il sole in coda per passare all’esame dei metal detector. Pedaggio obbligato per poter scendere nelle Grotte Vaticane, ad ammirare l’ultimo riposo di Giovanni Paolo II. Era vecchio, era stanco, se n’era andato. Erano venuti in migliaia di migliaia. Treni, torpedoni, una grande kermesse nazionalpopolare, lungo il percorso del corteo, piccole resse per guadagnare i bagni montati oltre le transenne. Scarsa ponderazione, molta troppa emozione. Squilibrio. Lungo via della Conciliazione ad una finestra ancora sventolava un lenzuolo con la scritta “Santo subito”. Roma, città vissuta in una giornata, che vale l’eternità. Una storia, mille vicende, infinite forme d’amore.
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Marco Vacca: Rifugiati |
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Christian Lutz: protokol Scatti fotografici dietro le quinte tra potere e diplomazia |
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Una favoletta che, a tutte le latitudini, piace ai potenti, a chi si trova ad occupare una poltrona e non ha nessuna intenzione di mollarla: non fate gli yesman. Siate autonomi, dite la vostra, solo così potrete contribuire al miglioramento, alla crescita che si rivelerà utile per tutti. Nel concreto, in verità in otto casi su dieci il superiore di turno vi guarderà con sospetto, sentirà messa in discussione la sua leadership e cercherà di ghigliottinarvi alla prima occasione o, ove di buon cuore, di emarginarvi in una posizione dalla quale non possiate nuocere. La memoria riporta al 1994, grandi cambiamenti in atto nell’Azienda, leadership in discussione. Da un lato un direttore, Mario Camoni, forte dell’età, dell’esperienza, dell’autorevolezza, dei legami con i vertici della Curia e del partito centrista di governo. Dall’altro il giovane rampante, Marco Teggia, esponente di Comunione e Liberazione, un sistema di potere in fase di costituzione con i giusti agganci con la vicina Lombardia. Importante stampella professionale del primo, mio malgrado: il Teggia riteneva tassello rilevante nel suo disegno di successione pretendere il mio allontanamento. Come ottenerlo? Semplice. Minacciando più o meno direttamente, tramite i suoi “colonnelli”, amici e colleghi che erano ritenuti miei alleati: piccole azioni di disturbo, ventilati cambi d’ufficio e di funzione, negazioni di straordinari e di altri diritti contrattuali. Dopo un paio di mesi di pressioni psicologiche e di larvate minacce da parte del “sistema di alleanze” vicino alla cordata che faceva capo al Teggia, arrivò la convocazione presso la sede centrale da parte del MegaDirettore, il numero due dell’Azienda, tal Mario Forlani, che mi ufficializzava il mio essere indesiderato. Motivazione? Valutazione negativa del mio operato? Nulla di tutto questo, semplicemente, a suo dire, mi trovavo nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Avessi esercitato il sacrosanto diritto alla difesa della mia posizione? Probabilmente sarebbe calata la mannaia sulla quotidianità delle persone che mi erano più vicine, i colleghi e soprattutto le colleghe che lavoravano con me e per me. Per quanto poi mi riguardava direttamente Forlani sventolò lo spettro della possibile dichiarazione dell’esubero: ero di troppo e, a quel punto, cancellato il mio posto di lavoro dalla pianta organica aziendale, avrei dovuto accettare il primo posto disponibile in chissà quale altra città della Regione. Giustizia, ingiustizia. Un dettaglio: eran tutti cattolici democristiani. Preti neri. Nell’anima. Al bivio tra lo scontro duro e il rivedersi a Filippi, scelsi di sedermi sulla sponda del fiume ad attendere il passaggio del cadavere del nemico (non sapevo allora che non si trattava solo d’un espressione di colore e che veramente avrei letto sul quotidiano prima del funerale dell’uno e un paio d’anni dopo dell’altro). In quel momento non mi rimase che salvare il salvabile, contrattare una sconfitta onorevole. Cambiai sede di lavoro ottenendo il diritto all’indennità di trasferta e, come ciliegina sulla torta, la partecipazione finanziata ad un aggiornamento professionale a Roma. Ogni minaccia a colleghi e colleghe venne a cadere mentre lo speaker della stazione annunciava la partenza dell’InterCity destinazione la Città eterna, era dicembre, tempo di un ritorno dopo tre anni di assenza.
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Paolo Miserini: i Sacconi Rossi La processione in Roma del 2 novembre in memoria degli annegati del Tevere |
Aria di Trastevere, lungotevere Ripa, poteva essere un ritorno di fiamma, un soggiorno tra le braccia d’una amante mai dimenticata, mai cancellata dal cuore. Ma il tempo a disposizione era troppo ridotto, i luoghi nei quali tornare troppo numerosi, il piacere della tavola nelle trattorie non certo adatto a diete equilibrate povere di grassi, i mesi di tensione, le pressioni psicologiche subite, tutto l’insieme si scatenò inaspettatamente nella notte, in albergo. Autodiagnosi da Inferno dantesco: flebite anale. Meglio ancora: tromboflebite! Impossibile darne conto e al solo ricordo il cuore pare gelarsi, un sottile velo di sudor freddo orla la fronte. Era stata una giornata di gran corsa. Conclusa l’aula nel tardo pomeriggio, attraversato Ponte Palatino, una camminata a passo svelto fino a largo di piazza Argentina, le vetrine di Corso Vittorio Emanuele, un passaggio in San Pietro per acquisti d’oggetti religiosi richiesti da casa per concludere con un salto in piazza Navona ad ammirare i quadri dipinti dagli artisti di strada. No, non così va vissuta Roma, non a quella velocità parossistica tipica del milanese e del commenda della Brianza. Inutile presentarsi alle 7.30 della sera in trattoria per consumare un pasto in una sala deserta. Inutile bussare alle otto della mattina allo sportello d’un ufficio pubblico o strimpellare il campanello dello studio d’un legale. La punta più alta del traffico mattutino è dopo le nove, ci si sveglia tardi e si va tardi al lavoro e magari si finisce tardi la giornata, cena alle 22 fin oltre la mezzanotte. Forse un fatto di clima, forse un essere speciale, ineguagliabile, l’animus romano, S.P.Q.R. ovvero Sono Pazzi Questi Romani. O Son Polente? Son lenti, flemmatici, voglia di lavoro saltami addosso ma lentamente che piano piano me scanso. Fermate il mondo, me gira la testa, scendo n’attimo a riposar. Quella sala in trattoria, zona Montecitorio, deserta alle 19.30 non presentava tavoli disponibili dopo le 21. Antipasti al banco self-service, gnocchi alla romana, scottadito con patate, dessert, caffè e ammazzacaffè. Non è gradevole scoprire e raggiungere quel punto che il fisico non regge e il sangue gioca scherzi di discutibile simpatia. Non è facile passare il tempo in una lunga notte con Roma ammantata in un velo di dolore.
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Sara Munari: Oceano Indiano Baccano, polvere, movimento continui nell'altra India che non ti aspetti |
L’alba, sorgere del sole come momento di liberazione dal buio delle tenebre, dal terrore del vampiro e dal dolore concentrato là dove non batte il sole. A passi lenti, badando all’appoggio equilibrato della pianta del piede, prima il destro, poi il sinistro, lancinanti dolori d’una punta di lancia infilata là dove più tenera risulta la pelle, destinazione il pronto soccorso dell’ospedale che, a quell’epoca, era sull’isola Tiberina, nel bel mezzo del Tevere, barca di cemento pronta a staccare gli ormeggi per navigare tra le case di faccia al fiume. Ricordo d’er buchetto, locale ad una stanza in via Principe Amedeo, un unico tavolo e la testa d’un cinghiale a far da insegna: piatto unico pane, porchetta e vin bianco dei castelli, roba genuina ricca di quel pepe che, come stava scritto col gesso sulla lavagnetta, brucia er buco der culo. Appunto. Un medico dall’aria simpatica infilò alla mano con inqualificabili intenzioni un guanto di gomma, gli osservai che non erano gradite ma comunque erano impossibili introduzioni di qualunque genere fossero. Mi mise a tacere invitandomi ad abbassare i pantaloni e a non far lo spiritoso che, data la circostanza, non era il caso. Ero d’accordo, c’era poco da ridere e men che meno da scherzare ma fu l’ennesima dimostrazione che ciascuno di noi è il miglior medico di se stesso. Trasalì, il cerusico, guardando l’enormità, ed iniziò a togliere il guanto di lattice. Non sarei arrivato integro in val Padana, a suo dire. Ma non potevo restare in Roma, città d’amor, per conoscerne fino in fondo i sobborghi profondi del dolore. Con delle garze uso pannolone, il medico generoso cercò di darmi una mano per assorbire l’eventuale esplosione in corso di viaggio. Ricordi e racconto spiacevole ma il dolore non è mai gradevole. Fu un viaggio lunghissimo, interminabile, ma alfine approdai in riva al Grande Placido Fiume del nord, mi aspettava Dalila con l’auto, per portarmi in ospedale. Tre giorni dopo tutto era rientrato negli alvei della normalità e il primario Pistacchi sentenziò che non era necessaria operazione alcuna. Steso nel letto sempre a pancia in giù, massimo con dovuta attenzione, di lato, tirai un lungo sospiro di sollievo. Tempo di ritorno a casa. Con rigida prescrizione cautelativa: per alcune settimane brodini, insalate, carotine poco olio, bistecchine carne bianca poco sale. Come stare in ospedale.
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Mario Spada: Gomorra on set |
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Alessandro Cola: Ron y fuego Sacro e profano ballano insieme nella festa de las Parrandas a Remedios, Cuba |
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Per gli appassionati dei generi "Cultura" e "Sentimenti"
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* L'amore, un'estate *
di William Trevor
(Ed. Guanda, trad. di Laura Pignatti, pp. 224, euro 15,00)
Estate, in un paese nella campagna irlandese della fine degli anni Cinquanta. La solita routine fatta di fiere del bestiame, tè freddo e lavoro in fattoria. Basta un solo elemento a spezzare l'equilibrio: un ragazzo in bicicletta con la macchina fotografica al collo. La cittadina si sveglia, la gente comincia a bisbigliare. Sarà un'attempata signorina a tenerlo d'occhio e ad accorgersi del sentimento che sta nascendo tra lui ed Ellie, sposata con un uomo ossessionato dal proprio lavoro cui si dedica mente e corpo per dimenticare un vecchio dolore. In un'estate come le altre Ellie scoprirà per la prima volta l'amore, dimenticando la solitudine e la monotonia di una vita troppo quieta. Un romanzo dallo stile essenziale, in cui Trevor riesce a cogliere con estrema sensibilità i dilemmi morali dei suoi personaggi, e a stupirsi davanti alle gioie e alle disgrazie della vita di tutti i giorni.
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* Lala. Sotto il segno dell'acero *
di Jacek Dehnel
(Ed. Salani, trad. di Raffaella Belletti, pp. 392, euro 18,00)
Lala è nata nel 1919 da una grande, complicata e bislacca famiglia in cui si mescolano polacchi, russi e tedeschi. È una donna vulcanica, sensibile e colta, innamorata dei buoni libri e dei fiori, e a un certo punto anche di due uomini. La sua vita è questo romanzo: un'avventura ricca e irripetibile affondata nella carne e nel destino dell'Europa del Novecento, tra guerre e pace, rivoluzioni e cortine di ferro, gelo e ottimismo; un romanzo dal respiro potente, come le più appassionanti saghe famigliari mitteleuropee, in cui accanto agli amori, ai tradimenti, agli atti di coraggio e ai momenti di folle comicità brillano come gemme i ricordi più preziosi della sua indimenticabile protagonista. Mentre la Storia passa in secondo piano, dalla memoria caleidoscopica e sempre più sfumata di Lala, ora nonna, affiorano immagini, frasi, istanti di pura, struggente poesia: come le donne sanno, è nei particolari della vita, che la vita splende e diviene virtuosa. Se ne avesse avuto il tempo, Lala stessa avrebbe scritto la propria biografia: si sarebbe intitolata "Sono del segno della foglia d'acero". Ma era nato un nipotino, e lei aveva di meglio da fare. La sua storia, poi, l'ha scritta lui, ed è questa.
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Anna di Prospero: io, Anna |
Per tutti
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* Il grande albero *
di Susanna Tamaro
(Ed. Salani, con ill. di Giulia Orecchia, pp. 160, euro 12,00)
Questa è una storia lunga centinaia di anni e insieme pochi giorni, è il mondo visto dalle radici e vissuto tra i rami, è un viaggio nel tempo e nello spazio, ma soprattutto una storia di amore e di speranza. Il libro di cui abbiamo bisogno adesso, scritto da un'autrice capace di parlare al nostro cuore e alla nostra testa, con tono lieve, allegro e pieno di grazia. "La sensazione e l'emozione che ho avuto nello scrivere questo libro - afferma Susanna Tamaro - sono paragonabili soltanto a quello che ho provato scrivendo, sedici anni fa, Va' dove ti porta il cuore. La letteratura ha bisogno di parlare all'anima. In un tempo di crisi e di cose opache c'è bisogno di qualcosa di luminoso".
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Olivier Fermariello: air de famille I nonni: di quell'epoca ormai viva solo nei ricordi |
Per gli appassionati del genere "Thriller, Horror, Noir"
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* Il seme del male *
di Joanne Harris
(Ed. Garzanti, trad. di Laura Grandi, pp. 344, euro 18,60)
Cimitero di Grantchester, Cambridge. L'iscrizione è nascosta dai rami uniti di un albero di biancospino e di un tasso. È quello di una donna: Rosemary Virginia Ashley. Alice Farrell, giovane pittrice in cerca di ispirazione, non sa perché è finita davanti a questa lapide. Non conosce quella donna e non sa che cosa l'abbia portata qui, sa soltanto che la lapide la mette profondamente a disagio. Una sensazione strana, simile a quella che prova quando conosce Ginny, la nuova fidanzata del suo ex, Joe. C'è qualcosa di oscuro in quella ragazza dalla bellezza eterea, con i capelli rossi e una passione per i quadri preraffaelliti che ritraggono donne uguali a lei. Che cosa si nasconde dietro quegli occhi enigmatici e inquieti? E perché Ginny di notte fa visita alla tomba di Rosemary, seppellita cinquant'anni prima, ma lungi dall'essere dimenticata? Che relazione c'è tra le due donne? La risposta forse è in un vecchio diario. Ma ormai passato e presente sono una cosa sola e Alice deve riuscire a distinguere tra sogno e follia, bugia e finzione. Perché ora quella che era solamente una sensazione sta per trasformarsi in un'orribile realtà. Una realtà di orrore e morte, sangue e vendetta, ossessione e tradimento.
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* Non dire quattro *
di Janet Evanovich
(Ed. Salani, trad. di Andrea Carlo Cappi, pp. 320, euro 16,80)
È una calda estate a Trenton, soprattutto per Stephanie Plum, cacciatrice di taglie, non bella ma sexy, non coraggiosa ma incosciente: un'antieroina con un fantastico fiuto per i guai. E questa volta di guai in cui ficcarsi ce ne sono fin troppi, anche se il caso sembra piuttosto semplice. È sparita una ragazza, Maxine Nowocki, libera su cauzione dopo l'accusa di aver rubato la macchina del fidanzato. Sembrerebbe una banale lite tra innamorati, se il fidanzato non cominciasse a ricevere messaggi minatori cifrati. Per fortuna Stephanie può contare sull'appoggio di Lula, ex prostituta mastodontica con una predilezione per le armi di grosso calibro, e di Salvatore alias Saily Sweet, un chitarrista transessuale, grande esperto di enigmistica. Peccato però che l'agenzia di recupero cauzioni abbia deciso di assumere anche Joyce Barnhardt, storica rivale di Stephanie, specialista nel rovinare matrimoni. Proprio ora che l'agente di polizia Joe Morelli sembrava deciso a dare una svolta alla sua storia con Stephanie.
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Chiara Gioia: captivity Della libertà artificiale degli animali ammirati oltre le vetrate delle nuove prigioni |
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Olivio Argenti: immagini di una gioventù dedita alla droga e alla violenza |
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Fortunato quell’uomo che, nella capitale per fatto professionale, si ritrova con un pomeriggio libero nella fresca aria dell’autunno romano. Era il 1990, gli aerei iniziavano a scaldare i motori nelle basi Nato, “desert storm”, la tempesta sul deserto attendeva di esplodere, occorreva ripristinare la sovranità territoriale del piccolo (ma ricchissimo di petrolio) Kuwait invaso dalle truppe di Saddam Hussein. Il dittatore aveva osato troppo, contato su un’inesistente acquiescenza del gendarme americano di fronte al fatto compiuto e invece dal petrolio del Kuwait le mani doveva proprio toglierle. Così aveva, alzando i toni della voce, ribadito George Bush. Era stato un agosto di grandi movimenti. Il 2 alcune centinaia di carrarmati iracheni avevano iniziato l’invasione ignorando i moniti americani e dell’Onu. Da quel momento, mentre i giorni e le settimane passavano, le diplomazie erano freneticamente al lavoro ufficialmente per trovare una composizione pacifica alla crisi, George Bush incontrava il Presidente sovietico Gorbaciov, navi americane e di altri sei paesi occidentali tra i quali l’Italia facevano rotta verso il Golfo Persico. A fine agosto con Dalila ero in tenda in ValTrebbia, in riva al fiume. Durante la notte i cacciabombardieri Tornado in addestramento di volo sorvolavano la valle, provenendo dalla base di San Damiano. Aria di guerra, un senso di angoscia, di incertezza del futuro riempiva quelle notti. Il 14 settembre i Tornado sarebbero finalmente partiti per la zona delle ancora eventuali operazioni militari e mentre gli aerei capaci di portare ordigni nucleari partivano, salivo sull’InterCity che mi portava a Roma. Il mondo intero stava col fiato sospeso. Mentre in aula ascoltavamo i nuovi indirizzi di economia aziendale per sostenere una sanità sempre più in difficoltà nell’affrontare la crescita dei bisogni a Kuwait City venivano prese d’assalto le ambasciate del Canada, Paesi Bassi e Francia: tre francesi venivano sequestrati, Francois Mitterand prometteva alla Nazione ritorsioni e, tanto per far capire che non scherzava, espelleva tutti gli iracheni dal territorio del paese d’oltralpe. In questo clima si svolgeva quel soggiorno romano: col fiato sospeso nella generale incertezza. L’annuncio che il docente dell’università di Bologna dava forfait fu dunque l’occasione per lasciarsi andare a dove spinge il vento, o meglio la leggera brezza romana che delicatamente sembrava accarezzare il viso. Passo dopo passo, sceso dal metrò che dall’Eur mi aveva riportato in centro, mi ritrovai sotto la volta per nulla oscura di stazione Termini. In quell’istante l’altoparlante annunciava la partenza del treno per Albano Laziale. Perché no?
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Franco Pinna: incontri con la taranta nel salentino nel 1959 |
Viaggio in direzione dei castelli romani, lungo una linea inizialmente realizzata all’epoca dello Stato Pontificio, occasione per conoscere e gustare dal finestrino l’atmosfera della campagna attorno alla Capitale. Niente più traffico assordante ma piccole case distanziate l’una dall’altra immerse nei campi dell’agro pontino. All’ombra dei resti del grande acquedotto romano stagliato contro l’azzurro cielo con splendide arcate veri gioielli d’architettura capaci di superare l’usura del tempo. Un ambiente che favoriva la fuga nei meandri della storia, immaginando le carrozze e i cavalieri a calcare rumorosamente le pietre della via Appia in attesa di giungere nell’allora Capitale del mondo civile con le sue meraviglie dalle quali mi stavo allontanando per scoprire un mondo non meno affascinante. Nello scompartimento precedente al mio qualcuno ascoltava una radio a transistor. Lo speaker del radiogiornale stava commentando le dichiarazioni di Saddam: “abbiamo dalla nostra parte un milione di mussulmani”. La minaccia di uno scontro tra due civiltà, di un mondo diviso in due fazioni pronte allo scontro finale, era sempre più concreta.
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Andrea Attardi: diario siciliano |
In bilico tra la tendenza al rilassamento per la bellezza del paesaggio e l’attenzione alle notizie provenienti dallo scompartimento vicino, superata la stazione di Marino Laziale, improvvisamente e per quanto ne potevo sapere inaspettatamente il convoglio entrò in una galleria, la voce della radio andò trasformandosi in un incomprensibile gracchiare, per infine tacitarsi del tutto. Invero nulla di chè, 315 metri nel buio d’una delle tante gallerie di questo nostro BelPaese in costante passaggio tra pianura e rilievi ora collinari ora montani. Ma all’uscita inevitabile restare a bocca aperta di fronte all’inatteso scenario del lago Albano. Oltre tre kilometri di lunghezza, il bacino all’interno di un grande cratere vulcanico, costeggiato dal binario unico della ferrovia posto praticamente con l’acqua a lambire le ruote del treno e il costone del cratere ad elevarsi sull’altro fianco, uno sguardo estasiato al finestrino vistalago ad ammirare lo specchio dell’acqua, uno sguardo preoccupato al finestrino sull’altro lato a lambire la vegetazione del costone roccioso. Il viaggio continuò poi verso la stazione di Castel Gandolfo ed infine il convoglio concluse la corsa ad Albano Laziale lasciandomi a passeggiare tra le viuzze e le vetrine delle botteghe del paese ancora capace di qualche attrattiva turistica nonostante la lontananza dalla Roma conclamata dalle guide turistiche. Ma l’uscita dalla galleria di Marino e la vista del lago con il treno che pareva viaggiar sull’acque rimarranno per sempre tra le meraviglie ammirate di questo mondo. Roma che sa sempre sorriderti, che sa sempre stupirti, che non puoi mai credere di conoscere per intero. A sera, al rientro al centro dell’urbe, la notizia: Saddam aveva minacciato di colpire i pozzi petroliferi del medio oriente e per fortuna le Borse erano già chiuse. Nulla avrebbe però evitato l’indomani una delle giornate più nere per l’economia mondiale. Come un gatto che gioca col topo “Desert Storm” restava ancora chiusa nella tana ma l'anfora era ormai piena quasi fino all'orlo. Perché la parola passasse alle armi bisognava solo aspettare che Bush riconoscesse a Gorbaciov neutralità in caso di intervento sovietico di fronte alle mire indipendentistiche delle popolazioni del Baltico e del Caucaso. Il 16 gennaio 1991 le truppe della forza multinazionale iniziavano l’avanzata per liberare il Kuwait dall’invasore iracheno. Di certo centinaia di turisti anche in quel giorno s'aggiravano tra le monumentali meraviglie romane e i soliti quotidiani convogli ferroviari entravano sferraggliando nella galleria Marino.
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Massimo Bottarelli: il cielo può allargarsi (libertà non è itinerare vago e sprovveduto libertà è partecipazione) |
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![]() Roma, 11-13 ottobre,suggestioni notturne sognando Anita Ekberg
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Piazzale dei Cinquecento, in quel finire degli anni ottanta sul far della sera diventava luogo di raccolta di gente dalla pelle olivastra con le giacche della misura sbagliata. Cento, centocinquanta, forse di più, manovali, disoccupati, spacciatori, venditori di rose, strappati dalla polvere della Tunisia e del nord africa, ad annegare i ricordi e le nostalgie in troppe bottiglie di Heineken collo lungo. Inevitabile, per chi sbarcava dai treni e per chi tornava dal centro in bus o in metrò, passare tra le fila di quell’umanità dagli occhi penetranti. Inevitabile il senso di disagio, la sensazione di minaccia, la paura strisciante per il futuro immediato prossimo. Quella sera la rottura dell’ordinario arrivò dall’esterno. Quell’auto, forse una Simca d’antiche glorie dimenticate, con la marmitta scoppiettante e il rombo del motore sofferente arrivava da via Cavour, girò seguendo il senso del traffico lanciata a velocità troppo sostenuta per quanto poteva sostenere una via cittadina, verso Largo di Villa Peretti. Lentamente, usando un eufemismo, la si vide tendere verso destra, verso il marciapiede, creando un lungo istante di timore e di scompiglio, qualche urlo in lingue sconosciute e qualcuno che faceva la mossa d’alzarsi temendo l’autista avesse perso il controllo. Invece l’auto si allineò al cordolo del marciapiede, frenò bruscamente, un uomo dalla pelle olivastra, un uomo d’apparente età oltre i cinquanta, i capelli grigi, aprì la portiera, uscì barcollando, portandosi verso l’aiuola, lasciandosi cadere sull’erba. Nessuno pensò d’avvicinarsi, pensando alla pubblicità sull’Aids che invitava ad evitare rapporti non sicuri, semplici contatti compresi non si sa mai. Paura strisciante, psicosi collettiva. Pochi istanti dopo passava un’auto della Polizia, sbracciando ho chiesto ai vigilanti dell’ordine di fermarsi e quell’uomo ha avuto assistenza. Le “giacche blu”, guanti di gomma a proteggere le mani, mascherina ad evitare germi lungo le vie aeree, non hanno avuto difficoltà a verificare la situazione: troppo alcol, quell’uomo aveva bisogno d’un lungo sonno. Riportato alla realtà, costretto in piedi, aveva gli occhi persi di chi non capiva dove si trovasse. Infine, appoggiandosi al palo del lampione, vomitò. Un anno dopo, sotto i portici alla sinistra del piazzale, finalmente venne aperta una postazione di Polizia permanente. Sceso dal treno mentre m’incamminavo verso l’albergo Diana, mi sfuggì un sorriso passando in un piazzale tornato dominio dei turisti alla ricerca d’avventure romane.
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![]() Roma, 11-13 ottobre,là dove s'affaccia Sua Santità il Papa
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Il giorno del compleanno val bene qualche regalia che ci si possa permettere. Tanto più se lontani dai propri affetti, dal proprio quotidiano nella piccola cittadina di provincia. Il Messaggero lo annunciava a titoli cubitali: nel pomeriggio la Magica Roma di Falcao e di Conti si giocava la speranza del passaggio del turno in Coppa Italia contro la grande avversaria, la “Gobba” bianconera che scendeva in campo con la formazione al completo. Dodici giocatori, undici a tirar la palla ed uno con la casacca nera divisa d’obbligo per la terna arbitrale. La squadra di Agnelli aveva vinto a Torino con un golletto di scarto e il consueto strascico di polemiche per l’inevitabile aiutino arbitrale. Olimpico indisponibile, la lunga coda dei tifosi si era allungata verso il vecchio campo, il Flaminio. Ingresso 50mila vecchie lire ma un compleanno valeva pure la speranza di veder in ginocchio la vecchia Juve come promettevano gli striscioni dei lupi di curva. Non senza un senso di dissenso verso quel presidente rossonero, Silvio Berlusconi, che inseguendo il mito del vincere tutto, aveva acquistato giocatori su giocatori forse con i guadagni del cemento colato a Milano 2 con il beneplacito del Presidente del Consiglio socialista, Bettino Craxi . Panchina lunga, la chiamavano i giornali e tutte le squadre ad imitare l’esempio: 20, 25, 26 professionisti a contratto e qualcuno che non avrebbe mai avuto la possibilità di entrare in formazione. A pagare, il pubblico con i prezzi dei biglietti a lievitare di anno in anno, di coppa in coppa, in qualche caso di partita in partita quando s’annunciava un cartellone ad alto interesse. Ma una sconfitta sperata della Juve ed un compleanno di mezzo valevano bene il sacrificio, per una volta. Tifo infernale, partita ad alta intensità, Gobba annichilita in difesa, assalita, travolta, inferno di lacrimogeni nella giornata d’azzurro primavera, tamburi a ritmo ossessivo, si consumava il sacrificio tribale, un goal, due goal, tripudio, qualificazione garantita, Falcao scivolò sul pallone che chiudeva la partita e con un colpo all’italiana d’un tratto capovolgendo il fronte, la vecchia indomita truffaldina Signora infilò la porta giallorosa. Inaspettatamente. Meritatamente. Tragedia. Silenzio degli spalti. Stordimento. Poi d’un tratto di nuovo, forza lupi, tamburi, lacrimogeni, petardi, fischi, maledetto Bruno che picchia come un mastino e l’arbitro resta indifferente. Tragedia. Pareggio. Fine dei sogni. Colpo di coda, gollonzo romano, la faccia salva, partita vinta ma valeva la regola dei goal in trasferta, passaggio del turno alla Juve, vittoria platonica, mesto ritorno verso il bus per il centro. Nessun scompiglio per i romani, in attesa d’un 3 a 0 contro i laziali, invadendo chi a piedi, chi in auto strombazzanti, chi in vespa con grandi bandiere, via del Corso e via del Babuino, direzione la grande festa in piazza del Popolo. Ed un anno dopo, a parti invertite, Lazio che infilò i lupi 3 a 0, botta e risposta.
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![]() Roma, 11-13 ottobre,tempi di spiritualità, alla ricerca d'indulgenze
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Dicono siano sporchi, gli zingari, vivendo nei campi dei nomadi ma le ragazze, le ragazze con quelle gonne a fiori lunghe fino a coprire le caviglie e il foulard colorato a raccogliere stupendi capelli corvini, sono solo bellissime. Ti sfiorano, ti sorridono, ti fanno sognare, prendono per mano attraverso gli occhi la tua anima e sanno mostrarti un altro mondo, un mondo di tempi antichi. A seguire una donna più anziana, che mentre ancora seguivo gli occhi pieni d’infinito di quella ragazza nomade, mi prese con fermezza e dolcezza la mano, iniziò l’accenno del racconto del futuro, scrutando la linea della vita, ammonendo per i passi sbagliati nei campi verdi del mondo degli amori ma se ne volevo sapere di più “devi fidarti, dare 50mila lire” ed ascoltarla è un piacere, una canzone, un canto di dolce sirena. Son troppe 50mila lire, te ne bastino 20mila, ma stai tranquillo, dice la ragazza giovane riccioli neri che sgorgano dalla bandana, stai tranquillo, te le restituisce. Bene, ma te ne bastino 20mila e allora, appresi, il canto si commisura al gettone che sparisce tra le pieghe della gonna, ti basti l’ultimo sorriso. Scendendo la scalinata che porta al Colosseo per poco non fummo travolti da tre zingarelli col muso nero per le sedimentazioni d’uno sporco che forse d’acqua aveva conosciuto al massimo quella piovana. Ad inseguirli un uomo al grido “zingari, bastardi”. Ne raggiunse uno afferrandolo per i capelli, costringendolo a terra, colpendolo a calci. Intervenimmo, contro quel pestaggio di natura razzista d’un ragazzino inerme e l’uomo, colto di sorpresa, mollò la presa. Il ragazzino dal muso sporco scappò lesto raggiungendo i compari, tutti insieme dileguandosi velocemente tra la folla ai piedi della scalinata. Col portafoglio di quell’uomo. “Ma voi siete fortunati”, ci disse. Tranne 10mila lire e la tessera del Partito, soldi e documenti li teneva altrove.
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![]() Roma, 11-13 ottobre,alla ricerca d'una luce
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![]() Roma, 11-13 ottobre, visioni imperiali con bandiera italiana
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Per gli appassionati dei generi "Cultura" e "Storico"
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* La gloria è il sole dei morti *
di Massimo Nava
(Ed. Ponte alle Grazie, pp. 312, euro 18,60)
Parigi, autunno 1872. Un anziano generale bussa alla porta di un appartamento borghese, al 26 di rue Jacob. È la casa di suo nipote, Maurice, figlio del fratello Alexandre, morto sette anni prima. Il generale è un uomo stanco, viene da lontano. È stato soldato e marinaio, ha combattuto le guerre di Indipendenza e a fianco di Garibaldi, con i Mille; ha navigato gli oceani fin dall'adolescenza. Prima di morire, vuole lanciarsi in un'ultima impresa: costruire una nave mercantile, attraversare il canale di Suez appena inaugurato e avviare commerci nelle Indie olandesi. Per questo, lascia la famiglia e volta le spalle agli onori militari. Per inseguire il suo sogno, ha bisogno dell'aiuto di Maurice. Zio e nipote quasi non si conoscono, si osservano con distacco. Ma la forza del sangue avrà la meglio. Perché il generale non è un uomo qualunque: è Nino Bixio. Porta addosso le cicatrici delle grandi battaglie dell'Ottocento e combatterà ancora dall'altra parte del mondo. Dalla rievocazione dell'impresa dei Mille alla descrizione della Francia di Napoleone III, rivoluzionaria e imperiale, eccitante e mondana; dalla leggendaria America dei primi pionieri fino alle drammatiche avventure di Nino nei mari del Sud, "La gloria è il sole dei morti" tratteggia un affresco che abbraccia mezzo secolo e cinque continenti.
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![]() Roma, 11-13 ottobre,ah, quel tricolore inviso a Castelli, Bossi e Maroni
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Per gli appassionati del genere "Thriller, Horror, Noir"
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* La macchia del peccato *
di Franck Thilliez
(Ed. Nord, trad. di Monica Ferrari e Romina Tappa, pp. 384, euro 18,60)
Sono già sei mesi che il commissario Sharko non ha notizie della moglie Suzanne scomparsa senza lasciare tracce. Franck vive tormentato dai sensi di colpa, roso dai dubbi. Ormai niente sembra più interessarlo, né gli affetti, né il lavoro. Quando però il cadavere di una giovane donna viene ritrovato mutilato e disposto come fosse un'opera d'arte, il commissario capisce di essere il solo in grado di fermare l'assassino. Una vittima dopo l'altra si ritrova intrappolato in un macabro gioco contro il tempo: il killer ha scelto Sharko come suo interlocutore, perché sa che lui comprenderà la sua raffinata crudeltà e la sua abilità. Soltanto un uomo sull'orlo della follia può capire fin dove si può spingere la follia incarnata.
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![]() Roma, 11-13 ottobre,il tricolore, peggio dell'aglio per Maroni e tutti i vampiri
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Per gli appassionati del genere "Fantasy e Fantascienza"
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* L'orda del vento*
di Alain Damasio
(Ed. Nord, trad. di Claudia Lionetti, pp. 640, euro 19,90)
Sono ventidue tra uomini e donne, ognuno con un compito, un simbolo e una propria voce. Sono i componenti della Trentaquattresima Orda. In una terra circondata dai ghiacci e spazzata da un vento implacabile. Può cambiare l'intensità, la direzione, la forza, ma questo vento non cessa mai di soffiare. Il compito dell'Orda è scoprirne l'origine. Nessuno c'è mai riuscito finora e delle trentatré Orde che sono partite per tentare l'impresa nessuno ha mai più saputo nulla. Nessuno è mai tornato. Ma questa volta c'è qualcosa di diverso. Un romanzo polifonico, in cui ogni membro dell'Orda parla direttamente al lettore.
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* Il trono e la stirpe *
di Jacqueline Carey
(Ed. Nord, trad. di Gianluigi Zuddas, pp. 448, euro 19,60)
Imrael de la Courcel ha passato un'infanzia meravigliosa nel regno in cui l'unico dettame è "Ama a tuo piacimento", finché non è stato rapito e sottoposto a indicibili torture. A salvarlo e adottarlo è Phèdre, un'anguissette, ovvero una donna capace di mescolare dolore e piacere che lo cresce come un figlio, ma Imrael è anche un principe destinato al trono di Terre d'Ange, terzo in linea di successione. Quando tornerà a corte scoprirà che sono in molti a volerlo morto, anche a causa della sua vera madre, Mélisande la traditrice. Imrael ha quattordici anni e sta crescendo, dentro di lui crescono nuovi e oscuri desideri. Confuso e spaventato cercherà di far chiarezza nel suo animo e si metterà in viaggio per trovare il maestro di Anafiel Delaunay, l'unica persona che potrà aiutarlo a scoprire la verità su di sé e su sua madre.
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![]() Roma, 11-13 ottobre, vigilanza, stia lontana del Bossi la razzista marmaglia
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Per gli appassionati del genere "Ragazzi"
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* Un amore da incubo. L'autobus del brivido 5 *
di Paul van Loon
(Ed. Salani, trad. di Paolo Scopacasa, ill. di Camila Fialkowski, pp. 208, euro 9,00)
Continua il tour dell'orrore con uno scheletro al volante. Ma stavolta il cattivo si innamora. Il malvagio scrittore protagonista del libro usa internet per rapire nuove piccole anime. Ma il cerchio del brivido si sta chiudendo: Onnoval si innamora di una giovane professoressa, che è una sua vecchia conoscenza (niente meno che la bambina del primo Autobus del brivido). Saprà rinunciare alla cattiveria per amore?
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![]() Roma, 11-13 ottobre,ridotta a terra come rischia l'Italia col Berlussolini
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![]() Roma, 11-13 ottobre, Vittoriale, un occhio alla città
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In quei due anni, tra il 1989 e il 1990, passando una settimana al mese per otto mesi nella Capitale, dal lunedi al sabato, 48 giorni in totale, per motivi di formazione professionale, in tutto spesato, ho scoperto che Roma determina assuefazione, dipendenza, innamoramento. Capace di procurare visioni più degli acidi allucinogeni, meglio del L.S.D. per tacer della cannabis! Roma? L’ago d’una siringa che t’inietta in vena un’atmosfera di tenui colori, un senso d’appagamento, la consapevolezza che, questo, è il centro del mondo civile, l’Impero. Che cammina di fianco al suo opposto, il degrado. Via Margutta, con gli artisti che espongono en plein air le loro opere e il fossato di Piramide dove una vecchia, grassa gattara porta ai suoi liberi amori a quattro zampe i resti della cena d’una mensa popolare. Se non ci badi, mentre cammini per il centro di monumento in monumento, lentamente nel cielo azzurro sopravanzano nuvolette bianche e d’un tratto, quando meno te l’aspetti, incontri Giove pluvio che ben pensa di farti visita. Nessun problema, spuntano come funghi i venditori d’ombrelli che, semplicemente, cambiano mercanzia, da sciarpe e foulard passano ad offrirti i “se non piove, pioverà”. Un quarto d’ora, magari venti minuti, poi, passata la tempesta, ritorna il sole e la pioggia chi la ricorda più, riprende il giro di monumento in monumento. Roma è l’ago d’una siringa in vena. In via Manin, sotto sera, zona stazione Termini, via secondaria, poco illuminata, di passaggio tra le due arterie piene di luci che sembrano il paese dei balocchi, quella dell’hotel Diana quattro stelle (via Principe Amedeo) e quella della trattoria individuata per la serata, via Amendola. Quattro ragazzi in macchina in sosta lungo il marciapiede, confusi tra le tante anonime auto di piccola cilindrata. L’ho visto nell’ombra, quel ragazzo alla guida, mentre l’ago della siringa gli entrava in vena. Nessuno badava al mio passaggio, i tre compagni semplicemente hanno aspettato il turno, la siringa passò di mano in mano. Mi sono allontanato affrettando il passo, un senso di angoscia.
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![]() Roma, 11-13 ottobre, via Clivio Argentario
"Berlusconi uno Stato omertoso è uno Stato complice" |
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Ma quanto erano piccoli, questi romani! La riflessione spontanea nel fondo sotterraneo delle catacombe. Un’atmosfera incombente di tragedia, dei cristiani in preghiera nascosti sotto il terreno, un’umidità infernale da far invidia all’odierna discesa nei meandri della subway, la metropolitana. Preghiere all'alto dei cieli. Mentre i compagni catturati dai soldati dell’imperatore finivano in pasto ai leoni. Bisogna chiudere gli occhi, entrando nel Colosseo, immaginare le urla, questi romani col dito alzato per dichiarare salva la vita del gladiatore combattente giù nell’arena. Il tempo ha devastato il piano pavimentale dell’arena dove si svolgevano i combattimenti, oggi sono visibili direttamente i camminamenti all'epoca sotterranei dove stavano le gabbie per i prigionieri e gli schiavi destinati al divertimento dei patrizi e dei senatori. Oltre ai leoni, alle belve che, ucci ucci all’odor dei cristianucci leccavano i baffi preparandosi all’ora dell’abbondante desio. Si parla dei campi di sterminio nazisti ma non furono meno barbari questi romani. Uscendo dal caos e dallo smog del traffico incessante del Lungotevere dei Pierleoni, a pochi passi s’arriva all’area dove era ospitato il Circo Massimo, la pista per la corsa delle bighe, dove spesso perdere significava morire. Mors tua vita mea, il gladiatore pur di vincere la corsa non esitava ad urtare la ruota dell’avversario, oppure a colpire di gladio staccando per un secondo la mano dalle redini. Molti secoli dopo resta solamente la traccia della pista e un grande prato verde. L’ho attraversato mentre una leggera brezza pareva portare con sé le voci lontane secoli di quel pubblico barbaro e beota, panem et circus. Un romano, tranquillamente, lanciava una pallina da tennis al suo amico e compagno cane lupo che pareva divertirsi. Probabilmente non era molto più d’un cucciolo di cane. Nemmeno nei tempi antichi i romani avrebbero mai pensato di far del male agli amici cani (certo: erano cani, mica cristiani!)
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![]() Roma, 11-13 ottobre, colpo d'occhio e gioco a rimpiattino del sole
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Di fianco al Teatro dell’Opera in via Torino stava l’enoteca Goffredo Chirra, in vetrina una bottiglia di Barolo a 500mila lire, annata straordinaria. In uno di quei sabati romani, all’ora di tornare a Termini dove m’aspettava il treno, telefonando a casa Dalila m’annunciava il funerale all’indomani, domenica, di Remo Bonomini, marito di Olga, sorella di papà. Stroncato durante una cena con gli amici e i vecchi compagni del Partito. Zia Olga non versò lacrime, in pubblico. Atteggiamento contenuto, controllo dell’esteriorità e dell’apparenza, poi, rimasta in famiglia, le lacrime liberatorie. Ero il primo nipote, ho avuto accesso alla cantina dello zio, potevo appropriarmi dei suoi più intimi segreti. Come la bottiglia di fine cognac, sigillata ermeticamente. Eppure, come avrei scoperto, vuota. Da anni, dicevano i medici, non poteva bere, zio Remo, già ragioniere capo del Comune in pensione, eletto assessore, estimatore del compagno Enrico Berlinguer. Non poteva bere, eppure la bottiglia di cognac francese, ermeticamente sigillata, era vuota. Evaporata? Forse. Come la bottiglia di grappa slava e quella dipinta di rosa pare da Salvator Dalì. Chissà come faceva. Alla fine ho portato a casa una bottiglia speciale di Barolo, integra e soprattutto piena. Quando l’ho aperta, però, non aveva retto al tempo. Oppure si trattava d’una annata inadeguata. Non ho mai chiesto pareri all’enoteca romana di via Torino, non ho osato proporre paragoni con la bottiglia della vetrina, quella da mezzo milione. Non ho mancato invece di acquistare il manifesto con la carta dei vini doc italiani, da allora incorniciata e appesa in cucina, a Piacenza. Quanto al vino qualche volta mi sono accomodato al tavolino sul marciapiede del bar di fianco all’enoteca, osservando la gente di passaggio, quelli in procinto d’entrare a teatro e gli altri clienti del bar. Ricordo una sera, al tavolo di fianco stava seduta una ragazza mora, molto appariscente, di quel tipo che da sempre mi fa girar la testa, ho lanciato un approccio, è andato bene, le dissi che ero emiliano. Una volta anche lei era passata da Modena, s’iniziò una lunga conversazione accompagnata da molti bicchieri di bianco Ortrugo. Non ricordo il nome, diciamo si chiamasse Marlena, nome più che adatto alla sua originalità. Spostata qualche tavolo più in là un’altra ragazza sola, d’età attorno alla trentina, tentava un solitario a carte, ogni tanto parlava col cameriere, ogni tanto guardava al nostro chiacchierare. Un’ora dopo Marlena, con la voce impastata per i bicchieri di troppo, lamentando mal di stomaco e soprattutto mal tollerando il ronzio dei go-kart lanciati in corsa lungo le pareti interne della sua scatola cranica, ha gettato la spugna, chiedendo scusa prese la via di casa non senza lasciare il dono di un bacio e la promessa di un nuovo incontro la sera successiva (purtroppo poi sfumato, Marlena non si ripresentò). Stavo per andarmene a mia volta, quando ho notato quell’altra ragazza appoggiare le carte da gioco sul tavolo, alzarsi, venire al mio tavolo ed apostrofarmi: “sai, quella è una puttana ma voi uomini sapete solo guardare quanto è svestita, che ti credi? Anche le mie gambe sono belle come le sue e forse di più!” e detto questo alzò la gonna, mostrando due gambe di tutto rispetto mentre saliva oltre i livelli di guardia la mia temperatura già abbondantemente messa a dura prova da Marlena. Ne approfittò un ragazzino d’apparente età minorile ed inflessione slava per rifilarmi in cambio delle consuete mille lire una rosa uscita fresca alla mattina ma ormai sofferente. Oh, roventi notte romane! AnnaMaria (così, mi rivelò dopo il cugino cameriere, si chiamava) mi guardò per lunghi istanti d’eternità senza nascondere il disprezzo, quindi girò sui tacchi e, ancheggiando platealmente, se n’andò girando l’angolo, perdendosi tra i turisti in cerca di avventure a luci rosse in via del Viminale. Non mi rimaneva che sorseggiare il mezzo bicchiere di Ortrugo rimasto ma in quel momento dall’ingresso del teatro uscì la cantante protagonista del concerto lirico, assetata e accaldata. Mi alzai, l’attesi, le offrii la rosa. “Mervejeuse!”, dissi. Di certo m’immaginò uno dei tanti spettatori che avevano ammirato il suo canto, “merci”, sussurrò di rimando regalandomi un soffio di bacio sulla guancia sinistra prima di proseguire verso la toilette. Oh, le notti magiche, le notti romane. Era l’ora d’andare a dormire, abbandonandosi ai sogni d’un intensa notte erotica, notte agognata, notte romana. La cantante lirica, nel frattempo, uscendo dalla toilette trovava ad attenderla l’impresario, alcuni musicisti e gli altri cantanti del cast. Il cameriere, cugino di AnnaMaria, stava unendo i tavoli per farli accomodare, senza negarsi la soddisfazione d’un ironico sguardo verso la mia parte. Si facessero i fatti loro, questi romani!
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![]() Roma, 11-13 ottobre, piazza Venezia, donde vuol pontificare Berlussolini
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